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«Snam crescerà con il gas francese»

«Tigf rimarrà a Pau, non sposteremo né le maestranze né la sede. Questa acquisizione ha una valenza industriale per noi, non è un’operazione finanziaria». Carlo Malacarne, numero uno di Snam, rassicura sulle intenzioni della spa delle reti, scelta – in consorzio con Edf e il fondo sovrano di Singapore (Gic) – da Total per trattare in esclusiva la cessione di Tigf, il braccio che gestisce 5mila chilometri di rete del gas e due siti di stoccaggio nel sud-ovest della Francia. Un messaggio che giunge nel giorno in cui la società, ora sotto l’ombrello di Cdp, ha approvato i conti 2012 con ricavi totali in crescita del 9,5%, a quota 3,9 miliardi di euro, un utile netto adjusted – depurato dagli oneri finanziari collegati alla copertura del debito infragruppo con Eni – in aumento dell’1,4%, a 992 milioni di euro, e l’utile operativo a 2,1 miliardi di euro (+7,8%).
Partiamo dai conti. La domanda di gas in Italia langue, eppure avete chiuso il bilancio 2012 aumentando la cedola del 4,2%, a 0,25 euro.
«I risultati sono sicuramente positivi se consideriamo che l’anno appena trascorso è stato particolare sia per i consumi di gas, in diminuzione del 3,2%, sia perché, sul fronte interno, abbiamo portato avanti una riorganizzazione del gruppo a fine 2011 senza contare l’uscita di Eni dal capitale che ci ha visti impegnati in un percorso di copertura del debito infragruppo. Ciò premesso, siamo comunque riusciti a contenere i costi operativi e a conseguire risultati molto soddisfacenti.
Non modificherete i vostri programmi in Italia?
Assolutamente no. Continueremo a sviluppare un piano di investimenti sfidante nel Paese nei prossimi 4-5 anni e rafforzeremo il nostro impegno per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la flessibilità di utilizzo delle reti. Siamo pronti a mantenere gli 1,3-1,5 miliardi di euro di investimenti l’anno nella penisola e non mi sembra poco in un momento in cui non ci sono molte realtà in grado di investire nel territorio in questo modo.
Lei domani (oggi, ndr) sarà in Francia, a Pau, a illustrare al comitato d’impresa di Tigf i piani di Snam e dei suoi alleati. Cosa si aspetta?
Andremo a ribadire il nostro obiettivo: quello di uno sviluppo strategico per la società che vogliamo integrare nella rete europea e che ci apre una finestra importante anche nel corridoio est-ovest del gas accanto al collegamento tra il sud e il nord dell’Europa, al centro dell’alleanza che abbiamo stretto con Fluxys.
I sindacati temono uno smantellamento.
Il consorzio, in cui Snam possiede il 45% (Edf è al 20%, GIC al 35%), agirà in continuità con la precedente gestione e ha un orizzonte di lungo termine. Domani (oggi, ndr) illustreremo le attività e le strategie dei componenti del consorzio, spiegheremo cosa ci ha spinti a partecipare all’operazione e chiariremo com’è fatta la rete europea e come può essere integrata Tigf. Che ha un modello simile al nostro che tiene insieme rete e stoccaggi.
Confermerete anche gli investimenti del gruppo, 500 milioni di euro da qui al 2016?
Il business plan di Tigf è stato da noi condiviso così com’era, ma non escludo che nel medio periodo gli investimenti possano anche essere aumentati. Bisognerà tenere conto del nuovo quadro regolatorio francese, che partirà da aprile e che ci darà visibilità sui risultati con incentivi per nuovi investimenti nelle infrastrutture di sviluppo.
Quando si chiuderà
l’operazione?
Servono 3-4 mesi per tutte le autorizzazioni necessarie e, nel frattempo, porteremo avanti gli approfondimenti tecnici e operativi con il management e dovremo costruire anche il rapporto con le amministrazioni locali. Bisogna poi ricordare che la procedura di confronto con le parti sociali deve durare 90 giorni e deve essere fatta anche da Total, per cui penso che non si chiuderà prima dell’estate o al massimo per settembre-ottobre.
Per acquisire Tigf il consorzio ha messo sul piatto 2,4 miliardi di euro. Come sosterrete questo sforzo?
L’attuale flessibilità finanziaria è tra 600 milioni-1 miliardo e ci consente di poter fare delle operazioni senza incidere né sul rating né sulla leva finanziaria considerata come rapporto tra debito e Rab che vogliamo mantenere entro il 55 per cento.
Ieri Cdp ha depositato le liste per il rinnovo degli organi sociali e ha indicato Lorenzo Bini Smaghi come presidente. Tra i nomi per il cda c’è anche il suo. Spera in un altro mandato?
Non spetta a me esprimermi su questo tema. Abbiamo sempre cercato di coniugare la creazione di valore per i nostri stakeholder con lo sviluppo delle infrastrutture energetiche. Noi abbiamo un progetto, cui abbiamo lavorato nel tempo. Se ci fosse la possibilità di proseguire in questa direzione, ne saremmo ben lieti.

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