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Snam, il core business spinge utile e marginalità

Sfruttando la positiva performance del business del trasporto gas e il mix di efficientamento della gestione operativa e ottimizzazione della struttura finanziaria, Snam arriva al giro di boa dei nove mesi con i principali indicatori in crescita e con una netta accelerazione sul progetto SnamTec (Tomorrow’s energy company), che assorbe da solo il 20% degli investimenti pianificati nel periodo.

Ed ecco i numeri approvati ieri dal gruppo guidato da Marco Alverà: utile netto pari a 867 milioni, in rialzo del 9,3%, anche per effetto dello sviluppo delle partecipate, ebitda in crescita del 4,1%, a 1,67 miliardi, ed ebit in progresso del 3,2%, a quota 1,1 miliardi. Salgono anche i ricavi che si attestano a 1,9 miliardi sostenuti, come detto, dal core business che ha beneficiato dell’incremento del wacc (il tasso di remunerazione del capitale investito) disposto dall’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (dal 5,4% del 2018 al 5,7% di quest’anno).

«Continuiamo a creare valore per i nostri azionisti con una remunerazione attrattiva e in linea con i target di piano, come dimostra l’acconto sul dividendo che annunciamo con i risultati (0,095 euro per azione, ndr)», ha commentato ieri Alverà per poi rimarcare «il percorso di crescita» del gruppo, pronto a raddoppiare la sperimentazione sull’idrogeno, avviata ad aprile in un piccolo tratto di rete a Contursi Terme (Salerno), «portando la miscela al 10% entro fine anno».

Un avanzamento reso possibile, come ha spiegato ieri lo stesso ceo, da una sempre maggiore focalizzazione su transizione energetica e innovazione. Non a caso, dei 650 milioni di investimenti messi in pista nei primi nove mesi (e in crescita del 15,2% sullo stesso periodo del 2018), la fetta destinata a progetti e iniziative su questo doppio fronte è di 113 milioni, mentre la tranche principale è riservata al trasporto (556 milioni) seguito dallo stoccaggio (77 milioni).

A fine settembre, l’indebitamento è pari a 11,8 miliardi a fronte degli 11,5 miliardi registrati al 31 dicembre 2018. Il flusso di cassa generato dall’attività operativa ha consentito al gruppo di finanziare gli investimenti netti del periodo (703 milioni) e di assicurarsi un free cash flow di 405 milioni. L’esposizione registra dunque uno scarto di 323 milioni sul dato di fine 2018 dopo il flusso di cassa del capitale proprio su cui ha inciso essenzialmente il pagamento del dividendo dello scorso anno (746 milioni).

Guardando al futuro, la società presieduta da Luca Dal Fabbro, che presenterà il nuovo piano industriale il prossimo 21 novembre, prevede una domanda di gas in lieve crescita per il mercato italiano rispetto ai valori del 2018. E stima investimenti per un miliardo a fine anno, con un focus su sostituzioni e manutenzioni per garantire la massima resilienza, flessibilità ed efficienza della rete. Sul fronte della struttura finanziaria, il gruppo continuerà poi a lavorare sull’esposizione – con un costo medio del debito lordo che viaggia attualmente sull’1,1% – e proseguirà, come ha ribadito ieri anche la cfo Alessandra Pasini nella conference call con gli analisti, «il piano di messa in efficienza di Snam con 45 milioni di costi tagliati da inizio anno». Con un occhio al business, la manager ha poi ribadito la tabella di marcia del Tap (TransAdriatic Pipeline), il gasdotto che porterà il gas azero in Europa. «I lavori procedono e sono arrivati al 90% del programma», ha detto la Pasini confermando la consegna dell’opera «entro la fine del 2020».

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