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Snam avvia le trattative per rifinanziare il debito

di Carlo Festa

Si avvia la prima fase propedeutica allo scorporo di Snam Rete Gas, proprietaria della gran parte dei gasdotti italiani, dalla controllante Eni. Secondo indiscrezioni, sarebbero iniziati infatti in questi giorni i contatti fra le due società e le banche d'affari per rifinanziare il debito di Snam Rete Gas: cioè una cifra tra gli 11 e i 13 miliardi di euro che attualmente sono inglobati nel consolidato del Cane a sei zampe.
Il meccanismo di rifinanziamento sarebbe allo studio in questi giorni in modo da definire da una parte le condizioni migliori per Snam Rete Gas e, dall'altra, interessanti per le banche che parteciperanno al consorzio. Le ipotesi allo studio sarebbero in questa fase iniziale due: da una parte quella di costituire un mega-consorzio di banche italiane ed estere.
Dall'altra parte, c'è l'opzione di costituire un nocciolo duro di istituti in fase di underwriting, che poi procederanno a sindacare il debito con altri istituti di credito. L'operazione dovrebbe essere chiusa nel giro di 3-4 mesi, cioè prima dell'estate.
In campo starebbero comunque scendendo le maggiori banche italiane ed estere attratte dalla tipologia di business di Snam, fatto di stabili flussi di cassa: potrebbero così essere coinvolte nell'operazione, fra gli altri, Intesa Sanpaolo e UniCredit fino a Jp Morgan, Morgan Stanley, Bnp Paribas e Deutsche Bank.
Secondo i rumors, in circolazione, ancora da chiarire nel corso della trattativa con le banche, l'operazione di rifinanziamento allo studio potrebbe essere affiancata successivamente da un'emissione obbligazionaria da parte della stessa Snam Rete Gas.
Alla fine del percorso Snam Rete Gas si separerà da Eni sul fronte del debito: primo passo verso lo spin-off vero e proprio, quello previsto nel processo di liberalizzazione nel settore del gas, che prevede la discesa di Eni nel capitale di Snam.
Il decreto legge sulle liberalizzazioni impone infatti ad Eni la separazione proprietaria di Snam. Ora si attende la stesura finale del decreto, che prevede che entro il mese di giugno il governo emani il Dpcm che offrirà quindi 24 mesi di tempo a Eni per scendere al di sotto della soglia del 52,5% del capitale di Snam. Non è però ancora certo se il colosso dell'energia dovrà scendere al 20% di Snam oppure al 5%, com'è accaduto per Enel con Terna.

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