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Snam alla Cassa depositi, ecco il decreto

MILANO – Tutto pronto per il passaggio di Snam sotto il controllo di Cassa depositi e prestiti. Al Consiglio dei ministri approda il decreto che individua il percorso con cui l´azienda che gestisce la rete di trasporto del gas lungo la penisola abbandona Eni (che possiede il 52% del capitale azionario) per passare sotto le insegne della società che gestisce il risparmio postale degli italiani.
Il testo, sette articoli in tutto, definisce non solo il passaggio proprietario così come era stabilito con il decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni, nel tentativo di favorire una maggiore concorrenza nel mercato all´ingrosso del gas. Ma anche la nuova missione della società: realizzare le infrastrutture per fare dell´Italia una piattaforma del gas per l´area del Mediterraneo. A cominciare dai rigassificatori.
E´ stato soprattutto questo il motivo che ha spinto il ministero dello Sviluppo economico a favorire la soluzione Cdp, rispetto al progetto presentato da Terna (la società che gestisce la rete elettrica ad alta tensione, a sua volta controllata da Cassa Depositi) che si era offerta di rilevare direttamente il 30% di Snam. Nelle intenzioni del ministro Corrado Passera, Snam deve sviluppare «anche nell´interesse del sistema energetico nazionale, le attività di sviluppo a livello europeo, già avviate e programmate, e di finanziare gli investimenti in infrastrutture, rigassificatori e stoccaggio idonei a promuovere il ruolo del paese come hub europeo del gas». Un progetto industriale che collima con quello avviato da Snam e dai suoi manager già da un paio di anni: diventare il perno su cui costruire anche la rete europea per la distribuzione del metano.
Allo stesso modo, a livello governativo non avrebbe convinto il progetto di Terna di una fusione tra le due società. E, in particolare, il progetto con cui Terna voleva finanziarsi per coprire una parte del suo investimento in Terna; di fatto dando in garanzie alle banche i proventi dei suoi assets, a cominciare dal principale, la rete elettrica.
Il decreto, tra gli alti punti centrali, fissa dei paletti per garantire la separazione gestionale tra Eni e Snam e la stessa Cdp, per evitare gli strali dell´Antitrust. Quindi: «I membri dell´organo amministrativo, come pure i dirigenti di Eni e delle sue controllate non possono avere alcuna posizione in Cdp o Snam e le loro controllate, né intrattenere alcuna relazione commerciale diretta o indiretta con tali società».
Infine, il decreto allarga a Snam, in quanto società delle reti del settore energia, la specifica di azienda che persegue un interesse strategico per il paese e fissa pertanto un tetto massimo di possesso azionario del 5%. Una golden share che dovrebbe reggere anche con il nuovo testo sul tema approvato a marzo, dopo una lunga trattativa con la Ue: perché le società strategiche possono essere difese dalle offerte ostili di aziende extra Ue, ma anche da interventi che mettano a rischio «il funzionamento delle reti».

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