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Snam: “Aiuti alle imprese per battere l’opposizione dei pugliesi al Tap”

Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, i consumi di gas in Italia sono in crescita. Un segnale positivo anche per l’economia o solo per i conti della sua società?
«Siamo al decimo trimestre consecutivo in crescita, più 10% rispetto al semestre precedente. Ci sono segnali di ripresa positivi per i grandi energivori come le acciaierie, la ceramica, i cementieri. Il gas conferma di essere al centro dei trend economici in tutta Europa e verrà utilizzato sempre di più nel sistema dei trasporti, dalle auto alle navi».
Il Tap, il gasdotto che porterà il gas dall’Azerbajian alla Puglia incontra difficoltà. Le comunità locali si oppongono.
Pensate a forme di compensazione economica?
«Dobbiamo recuperare il tempo perduto e rassicurare i cittadini che hanno ricevuto in questi anni informazioni poco corrette. Sul fatto che Tap non comporta alcun rischio ambientale o di salute, anzi darà un contributo per ripulire l’aria. A questo aggiungeremo un progetto per la “decarbonizzazione della Puglia”. La regione diventerà un “caso di studio” per l’abbattimento delle emissioni di Co2: promuoveremo l’uso del gas nel trasporto pubblico e privato. In Puglia concentreremo la maggior parte dei nuovi punti di rifornimento di gas per autotrasporto. Promuoveremo accordi con gli agricoltori per gli impianti per il biometano. E, grazie ai nostri soci in Tap, Socar e Bp, daremo priorità alle imprese locali nella commercializzazione del gas che arriverà in Puglia, per aumentarne la produttività».
Snam ha rilevato il 7,3% del rigassificatore di Rovigo. Perché una quota minoritaria di un impianto gestito da altri?
«Non avremmo preso questo asset da solo. Per noi è importante anche l’acquisto degli 83 chilometri del gasdotto che collega l’impianto alla rete nazionale: un tratto strategico, porta di ingresso del gas in arrivo dal Qatar. Rovigo è uno dei rigassificatori più importanti d’Europa, il più grande off shore e permette a Snam di sedersi al tavolo con protagonisti del mondo dell’energia come il Qatar ed ExxonMobil».
Avete un progetto per la diffusione dell’auto a metano, con 10 milioni di veicoli in Italia al 2025. Ma l’auto non sta andando vesto l’elettrico?
«In Italia pensiamo di portare a 300 il numero di stazioni di rifornimento entro l’anno prossimo in modo da raddoppiare il numero delle auto servite, da 1 a 2 milioni. Con le case automobilistiche ormai parliamo tutti i giorni: ci dicono, anche nelle previsioni più spinte, che l’elettrico non riuscirà a sostituire al 100 per cento tutto il parco macchine. Allora, perché non accelerare il passaggio dai motori diesel a quelli alimentati a gas? Meglio ancora se a biogas, in assoluto il combustibile con meno emissioni. Con le auto elettriche c’è un problema di smaltimento di batterie e l’energia che le alimenta deve essere prodotta in qualche modo. Detto questo l’auto a gas non deve e non può competere con l’auto elettrica ma con le auto tradizionali diesel rispetto alle quali costa la metà per chilometro, emette il 95% in meno di polveri e ha prestazioni migliori».
La Ue è divisa sulle reti: Francia e Germania per il raddoppio del Nord Stream, Italia e Paesi dell’Est per il corridoio Sud. Snam è in tutta Europa: da che parte sta?
«La questione è un’altra. Il mantra deve essere l’abbassamento del costo del gas, non se ne parla mai abbastanza. Per farlo servono entrambi, perché le imprese europee hanno un prezzo del gas ancora troppo alto rispetto agli Usa, i quali hanno così un vantaggio commerciale. Non potendo avere il Gnl americano, i tubi sono l’unico modo per ottenere materia prima a buon mercato. Per questo è importante il lavoro di lobby di cui si occuperà a livello Ue Gas Naturally, l’associazione di tutti gli operatori di cui sono appena stato eletto presidente».

Luca Pagni

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