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Smartphone e contactless trainano i pagamenti digitali

Sono quasi 13 milioni gli italiani che a oggi hanno usato un servizio innovativo in ambito finanziario o assicurativo, servizi per la gran parte legati ai pagamenti in mobilità: il 30% li conosce bene e il 14% li utilizza con una certa regolarità. È solo la punta dell’iceberg dell’innovazione nel campo delle transazioni, ma indica una tendenza ormai consolidata che spinge verso la moneta elettronica. Certo l’Italia rimane sempre in cima alle classifiche europee per uso del contante: stando ai dati del Comitato per la sicurezza finanziaria (Csf) ogni 100 euro di transazioni 86 sono ancora in cash contro una media europea di 79. Il Cash Intensity Index, il rapporto tra il valore del contante in circolazione e Pil, colloca il nostro Paese al 32° posto, su 95 economie mondiali, con un valore di 11,8%, 0,8 punti sopra la media di Eurozona.

Ma allo stesso tempo la moneta elettronica continua ad avanzare, trainata dai sistemi più innovativi, le app e i sistemi contactless che rendono l’atto del pagamento sempre più invisibile. Certo dovrebbe accelerare per ridurre il gap con le altre economie, ma il volume delle transazioni digitali è cresciuto negli ultimi cinque anni a ritmi attorno al 10% arrivando nel 2018 a 240 miliardi di euro, pari al 36% del totale delle spese degli italiani. L’Osservatorio Mobile payments del Politecnico di Milano prevede di arrivare a 300 miliardi al 2021. Il numero delle transazioni digitali cresce a ritmi ancora superiori, in doppia cifra negli ultimi cinque anni, anche grazie a un abbassamento dello scontrino medio a 57 euro da 609 di cinque anni prima.

La crescita più rapida è quella dei sistemi digitali più innovativi – tutte le modalità da remoto, sostanzialmente di ecommerce da pc o cellulare, e mobili via contactless o app, che l’anno scorso hanno raggiunto 80 miliardi di euro, più di cinque volte rispetto ai 14 del 2013. Che potrebbero raddoppiare per il 2021 tra 125 e oltre 160 miliardi, coprendo in sostanza la metà dei pagamenti digitali. «Ad attrarre è la possibilità di pagare attraverso lo smartphone, l’appendice che ormai usiamo per tutto, garantendo velocità e agilità d’uso – sostiene Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico -: l’elemento determinante per consolidare il ricorso ai pagamenti innovativi sarà l’integrazione dei pagamenti con altri servizi». Alcune applicazioni spingono così su cashback, buoni sconto, e programmi loyalty per fidelizzare l’utente, altri integrano pagamenti di altro genere come bollo, ricarica telefonica, parcheggio auto o skipass.

«Il modo migliore per incentivare l’utilizzo dei pagamenti digitali è fornire gli adeguati vantaggi agli utenti per farli e agli esercenti per accettarli», prosegue Asaro. In quest’ottica incentivi economici da parte del Governo a spostarsi sulla moneta elettronica sono cruciali. Ma il vero tema è cancellare negli esercenti la falsa percezione che il contante non abbia costi. Il cash, secondo le stime dell’Osservatorio con Nexi (dati 2016), costa circa 34 di euro l’anno. La gran parte grava sul sistema Paese (24 miliardi) e sul sistema bancario (4,9), ma 3,4 miliardi sono a carico degli stessi esercenti e 1,2 miliardi dei consumatori.

 

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