Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Smart work, l’opportunità per riorganizzare il lavoro

Tra gli effetti della pandemia c’è sicuramente il cambiamento dell’esperienza di lavoro che ha coinvolto tanti lavoratori e tante lavoratrici. Se lo smart working era stato fino a marzo un’opportunità vissuta da pochi (secondo l’Osservatorio dello Smart Working del Politecnico di Milano a fine 2019 i lavoratori in smart working erano meno di 600.000 in tutta Italia, seppur in crescita), oggi è una condizione che unisce tanti e tante, fino ad essere divenuta (temporaneamente) maggioritaria per alcuni settori. Come è accaduto per diversi altri ambiti, il lockdown ci ha catapultato in una dimensione nuova, dove il digitale è apparso finalmente essenziale per tanti aspetti della nostra vita, richiamando questioni di organizzazione, di opportunità, di superamento di gap, di diritti da garantire.

Tutto è apparso come una grande improvvisa scoperta, quando in realtà di innovazione digitale – dalla scuola al lavoro, dai servizi alle questioni di cittadinanza – si parla da tanto tempo, con sperimentazioni significative che però non hanno mai avuto la forza di diventare trainanti, e sono finite per attivare una sorta di doppia velocità rispetto ai percorsi con cui il Paese procede verso il futuro.

L’opportunità che la crisi ci offre è allora quella di invertire questo schema, di usare le esperienze vissute come modello per ripensare, riprogettare, ridefinire e innovare i paradigmi culturali e organizzativi.

Entrambi questi elementi – quello culturale e quello organizzativo – hanno determinato una solida e storica resistenza alla crescita dello smart working in Italia, sintetizzabile in una sorta di inevitabilità della presenza, come condizione ritenuta necessaria per essere produttivi, controllati e retribuiti.

Oggi che questa resistenza è stata piegata per le necessità dell’emergenza, occorre recuperare un punto di vista sullo smart working che ci permetta di inquadrarlo cogliendone le opportunità e le necessità di accompagnamento.

Innanzitutto vogliamo ribadire e sottolineare che lo smart working è una modalità diversa di organizzazione del lavoro che implica il superamento dei due criteri con cui il lavoro si è sempre “calcolato”: lo spazio e il tempo.

Sarebbe un grave errore considerarlo solo come uno strumento di conciliazione tra famiglia e lavoro, e finirebbe per gravare soprattutto sulle donne come si è già visto durante il lockdown, sarebbero chiamate a gestire a casa il lavoro e anche i bambini.

Cambiare i luoghi e i tempi con cui si svolge una qualsiasi mansione professionale cambia tutta l’esperienza di lavoro di una persona, certamente andando anche a modificare gli equilibri di vita.

Non possiamo però lasciare che tutto – come spesso è avvenuto – semplicemente si dilati, con il lavoro che va ad occupare tutti gli spazi e i tempi privati.

Servono regole minime e vanno garantiti i diritti, soprattutto per le donne.

È il momento di passare da una condizione di necessità emergenziale a una scelta di innovazione, immaginando un nuovo assetto regolatorio – che pure eviti i rischi di eccessiva burocratizzazione delle procedure.

Efficacia delle prestazioni e relativi processi di verifica, flessibilità degli orari, modelli di gestione dei flussi di informazione e indirizzo, diverso modo di gestire le responsabilità, quelle gerarchiche come quelle personali, anche nei contesti di lavoro subordinato, meccanismi di definizione delle retribuzioni: quando c’è un cambiamento così profondo, come quello portato dalla modifica di tempi e luoghi, tutti gli aspetti e le condizioni di lavoro si trasformano.

Siamo convinte però che il profondo cambiamento che abbiamo di fronte, se ben governato, possa essere positivo, per i lavoratori, per le imprese, per le famiglie, per la comunità. E per le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori, se sapranno cogliere la sfida e contribuiranno a rendere questo cambiamento volano di crescita del nostro Paese.

Occorre aprirsi all’innovazione e incoraggiarne la spinta, pur restando fermi sulla difesa dei diritti, da quelli contrattuali a quelli nuovi della cittadinanza digitale.

Tutto questo senza dimenticare il diritto alla socialità, umana e professionale, come condizione per svolgere al meglio i propri compiti.

Se sapremo fare questo, se vivremo lo smart working come un’opportunità per riorganizzare il lavoro e non per aiutare le famiglie, allora sarà un’esperienza innovativa di crescita e di uguaglianza per il Paese.

Valeria Fedeli è senatrice Pd, Debora Serracchiani è presidente della commissione lavoro della Camera (Pd)

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Bce si libera le mani per tenere i tassi ai minimi ancora a lungo, nella sfida decennale per cen...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vivendi fa un passo indietro in Mediaset, e Fininvest uno in avanti nel capitale di Cologno monzese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La riforma fiscale partirà con il taglio del cuneo, cioè la differenza tra il costo del lavoro e ...

Oggi sulla stampa