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Small e mid cap al dietrofront sui dividendi

Meglio tardi che mai. A differenza di quanto sta avvenendo per le banche, in attesa di conoscere gli orientamenti della Bce per i prossimi mesi, l’industria italiana ha già rotto gli indugi, decidendo di distribuire in queste settimane i dividendi prudenzialmente congelati dopo la prima trimestrale.

La paura del lockdown primaverile, nonostante l’incognita degli ultimi Dpcm, è ormai alle spalle e per molte mid e small cap italiane i conti del terzo trimestre hanno fatto segnare un deciso recupero rispetto a un primo semestre incerto. Presupposti che hanno favorito una «vendemmia tardiva» per molti azionisti, a parziale compensazione di un taglio che, per l’Ftse Mib, ammonta a circa 8,6 miliardi.

L’ultimo annuncio, in ordine di tempo, è stato quello di Fope, small cap quotata sull’Aim, già oggetto di attenzione della CoMo della coppia Costamagna-Morante con un’operazione di acquisto e di opa poi annullata proprio a causa delle circostanze eccezionali legate al Covid. Lo scenario ora è cambiato e il board del gruppo orafo vicentino, prendendo atto dei dati di pre-chiusura del 2020, che si chiuderà con ricavi per 25 milioni e un Ebitda margin nel range 12%-13%, ha deliberato di proporre all’assemblea la distribuzione di un dividendo lordo (il terzo consecutivo) di 0,45 euro, per un ammontare complessivo di circa 2,380 milioni, a valere sulla riserva straordinaria formata anche con gli utili 2019. Sempre sull’Aim, hanno preso una decisione simile anche gli amministratori di Gibus, realtà specializzata nella produzione di pergole e tende da sole: l’assemblea ha approvato la distribuzione di un dividendo lordo di 0,27 euro (per un ammontare di 1,351 milioni), mettendo definitivamente da parte le preoccupazioni che a fine marzo, nonostante un’ottima trimestrale, avevano portato a decidere di destinare a riserva l’utile di 2,7 milioni di fine 2019. Sul mercato principale, invece, è tornata sui suoi passi De’ Longhi. Il 12 marzo il cda aveva proposto un dividendo di 0,54 euro per azione, scelta che aveva registrato però il voto contrario del socio di maggioranza De’ Longhi spa e, successivamente, rigettata dall’assemblea, il 22 aprile, motivandola con «l’intenzione di sostenere finanziariamente il gruppo De’ Longhi in un momento in cui è chiamato ad un impegno straordinario a fronte dei possibili impatti dell’epidemia da Covid-19 sull’economia globale». Ma i risultati dell’ultimo trimestre, con crescita a doppia cifra, hanno convinto il board a ripresentare la proposta, per un esborso di 80,8 milioni. All’assemblea, convocata per il 15, spetta l’ultima parola. Cambio di scenario, sullo Star, anche per Sabaf (componenti per elettrodomestici): a marzo il board ha deliberato di destinare gli utili a riserva, proposta accolta dall’assemblea a maggio. Ma già dopo il primo semestre il cda ha riconvocato i soci, e il dividendo, pari a 0,35 euro, è stato scongelato a fine settembre.

Dividendi scongelati o fuori stagione anche per Piovan (sistemi ausiliari di automazione per l’industria della plastica e alimentare), che li ha pagati a ottobre, e per Caltagirone, che dopo la proposta di distribuzione di 0,07 euro deliberata a marzo, ha scelto la strada della prudenza, aspettando il 10 settembre per convocare l’assemblea e dare il via libera al pagamento. Interim dividend a sorpresa, infine, per Tenaris, che nell’ultima trimestrale ha battuto le attese e confortata da questi dati ha deliberato il pagamento di una minicedola di 0,07 dollari per azione, contro ogni aspettativa di mercato e analisti.

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