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Slot online, interruttori accesi

Lo Stato accende le macchinette nei casinò virtuali autorizzati e scommette sul recupero della fetta di mercato ancora nelle mani degli operatori offshore. E così, anche se la spesa degli italiani dà segni di stanchezza (-11,3% ad agosto, dopo anni di crescita inarrestabile), il settore del gioco online si prepara ad un nuovo «boom».

Da lunedì 3 dicembre, sui siti di oltre 50 concessionari autorizzati dai monopoli di stato sono state lanciate le slot machine telematiche, una novità che colma l’ultima, grande lacuna del gaming italiano, privo fin qui del prodotto di maggior successo delle sale da gioco internazionali. La scommessa da vincere per il ministero dell’economia è andare a recuperare le enormi risorse finanziarie che continuano a emigrare verso le roulette offshore: secondo uno studio dell’advisor inglese Ficom Leisure, gli italiani spenderanno nel 2012 oltre 276 milioni di euro nei casinò esteri, con un giro d’affari illegale pari a oltre 9 miliardi di euro. Oltre la metà del business è rappresentato proprio dalle slot online, 5,2 miliardi di incassi e 156 milioni di spesa (un dato che si ottiene sottraendo le vincite dagli incassi), con un danno per l’Erario superiore ai 70 milioni di euro. Da oggi, i giocatori italiani avranno un’altra opzione per giocare al tavolo verde, stavolta con la garanzia dello Stato e senza i rischi che si possono correre avendo a che fare con i casinò online che operano in Italia senza una licenza. Molte sale da gioco virtuali, leggendo i commenti dei giocatori iscritti a forum e blog specializzati, si sentono «protette» da proteste e reclami per il fatto di trovarsi in un paradiso fiscale irraggiungibile per gli utenti. Spesso i pagamenti faticano a partire, sperando che nel frattempo chi aspetta, stanco della trafila burocratica fatta di richieste via mail e chat, rigiochi i soldi vinti precedentemente. C’è anche chi prima di ritirare una vincita (che poi non verrà mai pagata), si vede chiedere l’invio di «documenti d’identità autenticati da un notaio delle Filippine». Oppure, ancora, c’è chi racconta di essere entrato nel proprio account e di non aver trovato più l’importo che vi aveva lasciato nell’ultima sessione di gioco. In Italia, un modello internazionalmente riconosciuto nella regolamentazione del gaming, i siti autorizzati offrono strumenti all’avanguardia nella tutela dei giocatori, come la possibilità di visualizzare i dettagli di ogni singola partita e gli importi associati, la cronologia delle transazioni finanziarie con i dettagli dei versamenti e dei prelievi, in una sorta di moviola fotogramma per fotogramma delle proprie partite. Roulette truccate, vincite non elargite e altri escamotage per non pagare i giocatori, sono impossibili o quasi da mettere in pratica sotto la supervisione dei monopoli di stato, che verifica le transazioni attraverso il cervellone di Sogei. Semaforo rosso quindi per i siti offshore, 4.200 dei quali sono già oscurati perché inseriti nella black list dei monopoli, ma tempi duri si preparano anche per i concessionari italiani, che vedono ormai prossima la fine della (lunga) fase di crescita a due cifre di fatturati e profitti.

Il direttore generale dei Monopoli, Luigi Magistro, ha già annunciato l’intenzione di «frenare ogni ulteriore espansione del settore del gioco, sia per l’offline che per l’online». È il momento di riflettere, ha aggiunto il direttore per i giochi Aams, Roberto Fanelli, «intervenendo sui prodotti in difficoltà e spingendo l’acceleratore sugli interventi a sostegno delle categorie più deboli. Dobbiamo consolidare il comparto, utilizzando il sistema sanzionatorio per chi viola le regole». Secondo quanto si apprende, finiscono in freezer, almeno per ora (e in attesa del nuovo governo), la gara per 1.000 sale da poker «live» e il «Betting Exchange», vale a dire la Borsa delle scommesse dove il giocatore può essere «puntatore» o «bookmaker».

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