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Slot-machine manomesse: paga solo chi le ha truccate

L’evasione del prelievo erariale unico per le giocate delle slot-machines risultate manomesse è imputabile al solo soggetto che ha commesso l’illecito. Se la manomissione è esclusivamente ad opera del proprietario delle macchine, per il principio del favor rei non può essere invocata la solidarietà del debito tributario in capo al titolare dell’esercizio dove sono installati gli apparecchi e/o al concessionario della rete. La solidarietà per l’obbligazione tributaria va poi esclusa per quanti non hanno incassato neppure in parte gli importi illecitamente conseguiti dal proprietario degli apparecchi manomessi. Così si è espressa la Ctr Lombardia 3143/42/15 (presidente De Ruggiero, relatore Rossanigo).
A una Sas esercente attività di cartoleria la Gdf contesta la manomissione di sei slot-machines per aver trasmesso in via telematica all’amministrazione dati non veritieri sulle giocate. Sulla scorta del Pvc l’erario ricupera il maggiore Preu con sanzioni e interessi, notificando gli accertamenti sia alla Sas, sia al proprietario e gestore degli apparecchi, sia al gestore della rete, tutti ritenuti solidamente responsabili per il tributo.
Per cartoleria e gestore di rete, però, non c’è alcuna responsabilità solidale. La norma che la prevedeva al momento della violazione (articolo 39 del Dl 269/03) è stata poi abolita dal Dl 78/09 secondo cui esiste ora l’obbligazione in capo al solo autore dell’illecito. Al giudice viene richiesta l’applicazione del principio del favor rei grazie al quale si applica la sanzione più favorevole anche alle violazioni commesse nel passato. L’autore dell’illecito è ritenuto il detentore delle chiavi di accesso alle macchine il quale ha manomesso le schede di gioco. Inoltre, la Sas ha sempre versato il Preu in base agli importi del contatore meccanico/scheda di gioco e nulla sapeva della frode.
L’amministrazione, secondo cui l’articolo 39-quater non ha natura sanzionatoria (a differenza del successivo articolo 39-quinquies), resiste e sostiene che non ci siano le condizioni per l’applicazione del favor rei.
La Ctp, però, dà ragione alle società. Infatti la solidarietà nel debito può emergere solo se non è possibile l’individuazione dell’autore dell’illecito, mentre nel caso esaminato il Preu è dovuto, in ossequio al principio del favor rei, dal proprietario degli apparecchi, individuato dalla Gdf quale autore dell’illecito.
L’amministrazione insiste nella propria tesi proponendo appello, ma anche questa volta il giudice le dà torto per i seguenti motivi:
è applicabile il principio del favor rei perché l’articolo 39-quater del Dl 269/03 (nella versione riformata dal Dl 78/09) ha natura sanzionatoria dal punto di vista qualitativo e prevede l’irrogazione delle sanzioni in capo al solo autore dell’illecito, e l’articolo 39-quinquies si limita dal punto di vista quantitativo a determinare le somme dovute;
in caso di manomissioni la solidarietà tributaria per il concessionario della rete e per il titolare dell’esercizio va rilevata solo se nelle attività di controllo non viene identificato l’autore dell’illecito e se questi soggetti non hanno incassato nemmeno in parte gli importi illecitamente conseguiti.
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