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Slittano i pagamenti della p.a.

Da un lato il presidente del consiglio, Mario Monti, ha detto ieri di voler «anticipare i tempi» sul pagamento dei debiti commerciali delle p.a. verso le imprese fornitrici, in vista delle prossime scadenze di aprile: il varo di «Def e programma di riforme e stabilità».

Dall’altro ha spiegato che, prima di varare un decreto legge sui pagamenti si terranno nei prossimi giorni «incontri con le parti sociali e le amministrazioni pubbliche, per definire le modalità dei pagamenti». Rivelando, di fatto un allungamento dei tempi rispetto alla tabella di marcia emersa nei giorni scorsi. Che prevedeva lo sbarco, già mercoledì prossimo in Cdm, di una bozza di decreto legge da sottoporre al vaglio dell’esecutivo. Il presidente del consiglio ha delineato ieri i prossimi passi in senato, riferendo sugli esiti dell’ultimo Consiglio europeo. Prima ha avvertito: «Va rispettata la soglia del 3% del rapporto deficit/pil nel 2013. Se viene sforata l’Italia non uscirà dalla procedura di deficit eccessivo e perderà ogni possibile vantaggio». Poi ha aggiunto: «La presa di posizione della commissione Ue non significa un via libera illimitato all’aumento di deficit e debito pubblico per i pagamenti dei debiti commerciali». Quindi, ha chiosato: «Sulla base delle previsioni aggiornate presentate nella relazione al parlamento, l’Italia avrà nel 2013 un deficit pari al 2,4%». Così, fatti due conti e tirate le somme, il presidente del consiglio ha rivelato: «Valutiamo che lo spazio fiscale utilizzabile per l’operazione di pagamento dei debiti della p.a. che impattano sul deficit sia di circa lo 0,5% del pil. Questo spazio», ha svelato, «dovrà essere usato per pagare i debiti che corrispondono a spese in conto capitale, non ancora contabilizzate nel deficit. E per il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali». Poi, c’è la partita da giocare sul versante debito pubblico: «La maggior parte dei pagamenti avrà un impatto solo sul debito. Tuttavia anche qui i margini non sono illimitati», ha spiegato il premier. «Le maggiori spese dovranno essere coperte emettendo titoli del debito pubblico e quindi deve essere valutato l’impatto sui mercati di nuove emissioni e l’effetto a cascata sull’indebitamento netto, quindi sul deficit». Per l’altro, avverte Monti: «È opportuno non pregiudicare sin d’ora tutti i margini per altri eventuali interventi, come misure per l’occupazione stabile e il cuneo fiscale in particolare per giovani e donne, o interventi per affrontare la crescente povertà, anch’essi sollecitati dall’Ue». Per questo, ha spiegato Monti, «abbiamo valutato che un intervento di circa 40 mld di euro, distribuito su due anni rappresenti un ordine di grandezza sufficiente per avere un impatto reale sulle imprese, giustificabile agli occhi dei mercati e realistico tenuto conto della capacità di assorbimento della p.a. e della sua velocità nella liquidazione degli arretrati. Ovviamente», ha precisato il premier, «si tratta di un ordine di grandezza che può essere rimodulato, in funzione della risposta del mercato e del successo dell’operazione». E dunque «se vi saranno condizioni appropriate, si potrà puntare all’obiettivo di eliminare in due anni la parte patologica del debito arretrato della p.a., che corrisponde a circa due terzi dei 71 mld stimati dalla Banca di Italia». Quanto alla scelta di non coprire oltre il secondo anno, Monti ha rivelato che è stata presa «perché abbiamo ritenuto non corretto dal punto di vista di un governo in carica per gli affari correnti adottare una prospettiva che vincolasse i futuri governi su un orizzonte troppo lungo». Mentre «un governo con prospettive temporali più ampie potrà puntare alla progressiva eliminazione totale dello stock di debiti arretrati». Infine, una chiosa: «Il governo non poteva adottare immediatamente un decreto legge» per il pagamento dei debiti della p.a. «senza presentare preliminarmente una nota di variazione del Documento di economia e finanza», ha spiegato Monti. Quindi, il varo di un decreto immediato è impossibile perchè «l’accelerazione dei pagamenti richiede una maggior spesa pubblica e di conseguenza una modifica agli obiettivi di finanza pubblica, che può avvenire solo con l’approvazione preliminare delle camere». Ergo, spiega il capo dell’esecutivo: «Non appena le camere avranno approvato i loro pareri sulla relazione del governo, il governo presenterà un decreto legge che definirà i termini operativi dell’intervento. Sono già previsti per i prossimi giorni incontri con le parti sociali e le amministrazioni pubbliche per definire le modalità dei pagamenti dei debiti arretrati».

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