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Slitta la vendita delle 4 “good bank”

Più tempo per vendere i tronconi delle quattro banche salvate il 22 novembre scorso. Ma più tempo anche per i sospirati rimborsi ai 10.500 obbligazionisti, che nell’operazione hanno rimesso 340 milioni: nel dl banche votato ieri alla Camera non c’è traccia, come previsto, delle azioni di ristoro annunciate mesi fa. Né sembrano alle viste – almeno fino alle elezioni nelle grandi città – per le possibili ricadute politiche che il governo teme quando partiranno le prime richieste di risarcimento.
Ieri il Tesoro ha reso nota la nuova e più lunga tempistica per la cessione forzosa delle “good bank” con le insegne Banca delle Marche, Cariferrara, Carichieti e Banca dell’Etruria. «Il termine entro cui le autorità italiane ritengono si possa concludere l’iter di cessione può essere individuato indicativamente nel mese di settembre 2016 – ha detto una fonte di via XX settembre -. La Commissione europea aveva inizialmente indicato quale scadenza la fine di aprile ma le autorità italiane e la commissione stanno lavorando per la proroga del termine». Le condizioni poste da Bruxelles quando diede il via libera al salvabanche, imponevano una cessione rapidissima dei quattro istituti, come della bad bank “Rev” che aveva inglobato le loro sofferenze svalutate dell’82%. Ma s’era capito subito che erano vincoli irrealizzabili: e il dialogo tra Roma e Bruxelles ora ha formalizzato la convinzione.
L’agenda, per il presidente unico dei quattro istituti Roberto Nicastro, resta quella iniziale di vendere tutto entro l’estate; e la prossima complessa chiusura dei bilanci (sono tre per ogni marchio tra vecchie, intermedie e nuove società) preluderà all’invio del memo alla dozzina di gruppi – molti non bancari e attivi nel credito difficile – che hanno manifestato interesse a gennaio. Le turbolenze borsistiche di febbraio, oltre al complesso scenario strategico delle banche nostrane, hanno peggiorato il potere contrattuale di chi vende. Malgrado la ristrutturazione delle quattro banche proceda (al 15 marzo registrano fidi nuovi o rinnovati oltre i 3,5 miliardi a 24mila pmi, e 500 milioni di mutui a oltre 7mila clienti) è concreto il rischio di non rivedere gli 1,8 miliardi versati dal Fondo risoluzione per capitalizzarle. La vendita è poi complicata dalle vicine ricapitalizzazioni di Vicenza e Veneto Banca, e dalla ricerca di partner per Mps e Carige.
Ieri sera la Camera ha approvato il dl banche su cui il governo aveva posto la fiducia, con 274 sì e 114 contrari. Le modifiche apportate riguardano la procedura d’uscita prevista per le Bcc che non aderiranno ai gruppi cooperativi da un miliardo di patrimonio (pagando un’imposta del 20% calcolata non più sulle riserve ma sul capitale netto). Il dl disciplina anche la concessione della garanzia statale (Gacs) sulle cartolarizzazioni di sofferenze bancarie. Ora il decreto passa all’esame del Senato ma probabilmente non subirà modifiche, perché bisogna approvarlo entro il 15 aprile.

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