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Slitta il decreto su Imu e fondi Cig

Tra ipotesi A e ipotesi B sulla ruota di Palazzo Chigi alla fine è uscita l’ipotesi C: quella del rinvio. Per la sospensione del pagamento dell’Imu di giugno sull’abitazione principale e il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga occorrerà attendere il prossimo Consiglio dei ministri, anche se la decisione politica, come ribadisce il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, è stata confermata. La riunione del Consiglio dei ministri di ieri, che con un annuncio imprevisto in mattinata avrebbe dovuto dare l’ok al decreto legge atteso in realtà solo per la prossima settimana, si è incagliata su due scogli: la sospensione del pagamento dell’Imu anche per una parte dei capannoni industriali e la copertura “ballerina” (con tanto di doppia opzione) per la nuova dote da garantire alla Cig.
A questo punto il dossier dovrà essere nuovamente esaminato probabilmente già domenica nel corso del “ritiro” della squadra di governo nell’abbazia toscana, anche se il varo vero e proprio dovrebbe avvenire la prossima settimana al ritorno di Saccomanni dal programmato mini-tour europeo. Il rinvio è stato sancito al termine di una giornata in cui il Governo ha proceduto di sorpresa in sorpresa: in mattinata l’annuncio della convocazione di un Cdm nel tardo pomeriggio per varare le due misure urgenti; poi in prima serata la sorpresa del nulla di fatto in Consiglio dei ministri con il rinvio a data da destinarsi per l’approvazione del decreto legge. Il tutto accompagnato da un intermezzo televisivo, sempre a sorpresa, prima della comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi del rinvio del provvedimento “d’urgenza”: l’annuncio di Silvio Berlusconi al Tg5 del via libera del Governo allo stop del pagamento dell’Imu di giugno. I segnali di tensione erano evidenti già a metà pomeriggio: l’avvio del Consiglio dei ministri sarebbe stato ritardato a causa di una riunione ristretta tra il premier Enrico Letta, il vicepremier Angelino Alfano e il ministro Saccomanni proprio per tentare di sciogliere i numerosi nodi ancora irrisolti. Ma alla fine lo stesso presidente del Consiglio ha spiegato ai suoi ministri che non bisogna fare passi affrettati, che occorre cautela.
Un nulla di fatto, dunque, con il solo annuncio nella nota di chiusura del Cdm che il Governo ha «deciso» di sospendere il pagamento dell’Imu e di rifinanziare la Cig. Confermando che il provvedimento sarà approvato «nella forma di un decreto legge nei prossimi giorni». In sostanza in tempi utili per definire «le modalità tecniche» e per poter garantire comunque «che i Comuni non si trovino in deficit di cassa».
Nonostante la doppia ipotesi su cui il Governo dovrà confrontarsi, due possono essere le certezze che sembrano emergere almeno sull’Imu: che non si pagherà l’acconto di giugno sull’abitazione principale fino al 16 settembre e che nei successivi 100 giorni, come ha sottolineato il ministro Saccomanni intervenendo a “Otto e mezzo” su La7, il Governo lavorerà a una «completa ridefinizione dell’imposizione sull’abitazione principale e sulle relative pertinenze per l’anno 2013».
Il decreto conterrà anche l’eliminazione dello stipendio dei parlamentari che sono entrati a far parte della squadra di Governo. E con una specifica disposizione i risparmi ottenuti saranno utilizzati «a parziale copertura del rifinanziamento della Cig».
Ma è proprio sul fronte coperture del rifinanziamento della Cig in deroga che il Governo ha deciso di prendere tempo e ridefinire l’istruttoria del decreto legge. Un decreto messo a punto anche troppo in fretta e nel pieno del cambio della guardia negli uffici tecnici del Tesoro e dell’Economia (dal capo di gabinetto al legislativo, dalla segreteria al ragioniere generale dello Stato, si veda il servizio in pagina). Saccomanni e il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini si sono infatti confrontati sui fondi da utilizzare per garantire per tutto il 2013 le risorse necessarie sugli ammortizzatori in deroga.
Scartata all’unanimità l’idea di rispolverare un taglio lineare sulle dotazioni dei ministeri, poi definita non più praticabile da Saccomanni a “Otto e mezzo”, l’attenzione del Tesoro si è spostata sulle risorse non ancora utilizzate sul fronte delle agevolazione dei salari di produttività (sostanzialmente la detassazione del secondo livello). Ma questa soluzione non avrebbe convinto Giovannini, che avrebbe invece spinto per un reperimento della dote da altre voci non pienamente sfruttate e più in linea con il sostegno all’occupazione.

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