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Slitta il decreto sblocca-crediti aumento Tares rinviato a dicembre

Falsa partenza per il decreto legge destinato a restituire i 40 miliardi che Comuni, Asl, Province e Regioni devono alle imprese. Atteso per questa mattina, con annessa l’ultima sorpresa di un aumento delle addizionali Irpef rientrata all’ultimo minuto, il provvedimento è rimasto nel limbo: il Consiglio dei ministri è saltato e tutto è stato rinviato ai prossimi giorni. «Entro lunedì avremo il decreto», ha annunciato il presidente dell’Anci Delrio. Non è escluso che il decreto venga varato d’urgenza durante il week-end, tanto più che il Quirinale ieri ha ribadito, replicando ad alcune critiche, che il governo è «legittimato a prendere provvedimenti urgenti ».
Nel frattempo si avvicina anche una parziale soluzione per la nuova tassa sui rifiuti, la Tares: si pagherà a maggio per la parte “rifiuti mentre la pericolosa addizionale per i “servizi indivisibili” (illuminazione stradale, polizia urbana) di 30 centesimi al metro quadrato sarà rinviata a dicembre, in tempo utile perché il nuovo governo la modifichi.
«Nessun giallo, nessun mistero », ha detto il ministro dell’Economia Vittorio Grilli a Porta a porta a proposito del decreto, escludendo l’aumento dell’Irpef e aprendo la possibilità ad una sterilizzazione del rincaro Iva. Del resto già in una nota congiunta con il collega per lo Sviluppo Corrado Passera, emessa in tarda mattinata, aveva gettato acqua sul fuoco indicando semplicemente la necessità di «opportuni approfondimenti». L’istruttoria è dunque proseguita ieri con la convocazione a Via Venti Settembre delle imprese e oggi continuerà con un vertice insieme all’Anci.
In realtà il dissidio tra Passera e il Tesoro c’è stato. Il decreto è arrivato molto tardi martedì sera al ministero dello Sviluppo economico ed è stato giudicato «farraginoso »: per renderlo operativo sarebbero stati necessari dieci provvedimenti attuativi, inoltre l’erogazione delle risorse avrebbe fatto capo a ben tre Fondi, alimentati da emissioni speciali di titoli di Stato. Comuni e Regioni al momento di attingere i finanziamenti per pagare i fornitori-creditori con anticipi di cassa avrebbero dovuto impegnarsi a piani di rientro e di fatto ingessare ulteriormente il Patto di stabilità interno per tre anni su investimenti e spesa corrente. Le Regioni, in particolare, avrebbero dovuto dare in «garanzia» un flusso di cassa costituito dall’aumento dello 0,6 per cento delle addizionali Irpef (circa 4 miliardi). Anche per le imprese sarebbe stata una corsa ad ostacoli: la certificazione dei crediti esigibili, requisito per l’incasso, non sarebbe stata facilitata. Senza contare che sarebbero spuntati criteri di priorità nel pagamento delle aziende creditrici che avrebbero provocato malumore in alcune categorie (in particolare i costruttori dell’Ance).
Dunque si ricomincia da capo. Spazzata via la mina Irpef (fortemente contestata da Cgil-Cisl-Uil), i tecnici sono al lavoro e fin da ieri sera si è tenuta una riunione con i ministri interessati per mettere a punto il nuovo provvedimento e permettere una erogazione più fluida delle somme che la Pubblica amministrazione deve alle imprese. Anche perché la situazione sta assumendo tratti drammatici e, come ha notato ieri uno studio dell’Fmi, l’allargamento in atto dello spread frena l’erogazione del credito bancario.
Lo stallo sul “dl debiti” ha costretto il presidente del Consiglio Monti a chiamare Bruxelles, dove è appena arrivato il testo del provvedimento, per rassicurare la
Commissione e spiegare che le misure saranno adottate nell’ambito dei margini già concessi e adottati dal Def (7 miliardi in più nel 2013 con deficit-Pil al 2,9 per cento). «Sarà rispettato il 3 per cento», ha detto il premier in proroga. «Passo positivo», ha replicato il commissario agli Affari monetari Olli Rehn.
Più complicati i rapporti con le forze politiche che hanno inchiodato il governo: dal Pd al Pdl, hanno definito il rinvio «inaccettabile » e «sconcertante». «Grave il rinvio del decreto, Monti sa solo tassare », ha attaccato il segretario del Pdl Angelino Alfano.

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