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Slitta il decreto, le banche frenano in Borsa

Le Borse europee chiudono in rialzo (+1,6% Eurostoxx) una giornata caratterizzata in primo luogo dal rimbalzo del greggio (+4% il future maggio sul Wti a 41,37 dollari al barile) e di conseguenza dagli acquisti sui titoli delle materie prime. Fanalino di coda Milano (+0,49% il Ftse Mib), dove il listino è stato frenato dalla debolezza delle banche, che hanno risentono del clima di incertezza che circonda l’imminente quotazione della Popolare di Vicenza. Ma soprattutto il comparto è stato penalizzato (l’indice bancario ha ceduto l’1,59% ma dalla chiusura del 4 aprile scorso, da quando hanno preso piede le voci sulla creazione del fondo Atlante per garantire aumenti di capitale e sofferenze, il settore resta in forte rialzo: +7,56%) quando sul finale di seduta è arrivata la notizia sulla decisione di rinviare il decreto del governo sulla riforma delle procedure fallimentari per accelerare il recupero dei crediti. I mercati confidavano che il decreto fosse varato oggi ma stando alle ultime indiscrezioni potrebbe slittare a questo punto a fine mese.
A quanto pare il governo ha preso tempo perché sta lavorando a un decreto unico che tenga unite una serie di misure sulle banche, dai rimborsi legati al fallimenti delle quattro banche salvate a novembre (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti), alle sofferenze fino alle disposizioni fallimentari. Lo spiegano fonti di maggioranza. In particolare nel provvedimento (oltre ai rimborsi al 100% dei risparmiatori delle quattro banche salvate, per cui lo schema è ormai definito) dovrebbero rientrare misure a sostegno dell’efficacia del fondo Atlante sul fronte del recupero crediti.
Le attese per accelerare il recupero dei crediti sono considerate dai mercati un elemento centrale per frenare la speculazione che ha colpito il sistema bancario italiano da inizio anno (l’indice bancario ha ceduto il 30% contribuendo al -14% di Piazza Affari, peggiore performance su scala globale da gennaio), al pari del varo del Fondo Atlante, di natura privata, finalizzato a garantire i prossimi aumenti di capitale e l’acquisto dei non performing loans. Il decreto del governo avrebbe un effetto benefico sul valore dei crediti deteriorati perché ne favorirebbe un apprezzamento. Anche per questo motivo lo slittamento del decreto ha ricreato un po’ di turbolenza nel comparto e i titoli delle banche in pochi minuti sono scivolati in territorio negativo dopo gli acquisti nella prima parte della giornata: la peggior performance di giornata è stata di Bper -3,34%; Ubi Banca ha lascia sul terreno il 2,80%, seguito da Banco Popolare -2,74%; ribassi di oltre i due punti percentuali per Mps e Bpm.
Intanto, i valori di cessione delle sofferenze delle quattro banche salvate a novembre sono stati rivisti al rialzo dagli esperti indipendenti a una media del 22,3% del valore nominale. Lo ha detto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco durante un’audizione in Senato. La Commissione Ue aveva individuato invece un valore economico reale di cessione delle sofferenze delle quattro banche pari al 25% per la parte garantita da ipoteca e all’8,4% per quella chirografaria con una media ponderata del 17,6%.
Il settore bancario è stato assoluto protagonista ieri anche per la polemica tra Pier Francesco Saviotti, ad di Banco popolare, e la Bce. Il numero uno del gruppo veronese, è tornato a criticare Francoforte per l’eccessivo rigore con il quale ha valutato l’operazione di aggregazione, la prima sotto il cappello della Vigilanza europea, richiedendo una ricapitalizzazione pre-fusione da un miliardo di euro. «Non hanno lasciato alternative all’aumento di capitale e per la prima volta nella mia carriera ho dovuto perdere la faccia. Si prende atto che la Bce ha un potere e io lo definisco un potere arrogante. Però comandano loro e noi faremo quello che serve, con tutti i crismi». Tuttavia «non posso dire che ai massimi livelli ci sia collaborazione».
Si sono mosse invece in controtendenza le banche europee (indice di settore a +0,56%) confermandosi toniche anche nell’ultima settimana (+7,67%). Gli altri listini europei hanno poi beneficiato dell’indice Zew (fiducia delle imprese tedesche) salito oltre le previsioni in aprile. Sul fronte valutario si segnalano nuovi segnali di debolezza da parte del dollaro. Il dollar index – che mette a confronto il biglietto verde con un panel di valute internazionali – è sceso fino a 94 punti, non troppo lontano dai minimi degli ultimi otto mesi segnati a 93,65. Questo perché allo stato attuale i mercati scontano solo un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2016, e cioè a dicembre, una volta che si conoscerà il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti e, di conseguenza, la campagna elettorale sarà alle spalle.

Vito Lops

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