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Slitta Edison-Edf, cauta Parigi

di Simone Filippetti

Un altro mese e mezzo per sciogliere il nodo Edison. Il vertice Italia-Francia si chiude con la proroga del patto di Transalpina di Energia (la holding dove convivono Edf e Delmi e che controlla la storica società energetica milanese) fino al 30 ottobre. Per il fronte italiano, una vittoria: la scadenza del 15 settembre, che peraltro era già una prima proroga, avrebbe messo in difficoltà Delmi. Dall'atteso vertice con il numero uno di Edf Henri Proglio, il ministro delle Attività Produttive Paolo Romani ne è uscito con un risultato positivo, ma anche con zero passi avanti nella complicata trattativa.

Alcuni più scettici ieri osservavano che Edf non sarebbe in alcun modo intenzionata ad accettare il cosiddetto «Piano Edipower», ossia il passaggio di quest'ultima tutta in mano italiana, e che il rinvio sia solo una piccola concessione fatta gli italiani. A giudicare l'atmosfera che regnava al vertice, tuttavia, c'è la sensazione che alla fine si troverà una soluzione che accontenti tutti: il nodo sono le compensazioni da riconoscere agli italiani senza che Edf si senta impoverita.

Se ne discuterà da qui a fine ottobre. Che la proroga fosse al momento la priorità era ormai parso chiaro visto che a meno di due settimane tutto è ancora in alto mare, soprattutto da parte italiana, dove non c'è alcun accordo né un piano condiviso sullo spacchettamento di Edison. Una prima lettura del rinvio, necessario più agli italiani che ai francesi, è che Edf non vuole affondare il colpo. Per l'imperator electricus la tentazione del blitz, approfittando delle divisioni degli italiani e della debolezza del Governo, impegnato tra l'altro con il dissesto dei conti pubblici, era forte. Non concedere una proroga avrebbe portato allo scioglimento del patto e, come da statuto, sarebbe partita un'asta su Edison che, vista la disparità di forze in campo, avrebbe visto Edf vincitrice. Il riferimento, nella nota diramata dal ministro al termine dell'incontro, per un «comune e forte intento di raggiungere un risultato positivo» lascia intendere che l'intenzione dei francesi è di una soluzione condivisa col Governo. Il ministro ha «accolto favorevolmente la disponibilità di Edf a proseguire attivamente l'interlocuzione e la collaborazione sui diversi settori del comparto energetico in Italia e in campo internazionale». Riferimento che lascia intendere come forse la partita si possa giocar su altri livelli e piani che non siano solo quello della mera Edison.

Questo non vuol dire che trovare la quadra sarà facile, resta da capire come risarcire Delmi e nulla toglie che a fine ottobre, in mancanza di un accordo, lo scenario dell'asta, con i francesi pronti a fare un sol boccone di Edison, si ripresenti identico. Una prima bozza di accordo, che piaceva a entrambe le parti ma è stata bloccata dal Governo la scorsa primavera, prevede lo smembramento di Edipower, controllata al 50% e asset pregiato di Edison perché in pancia ha centrali elettriche per 7mila megawatt (su 13mila totali di Edison). A Delmi sarebbero andate le centrali idroelettriche. Ma ora il presidente di A2A Giuliano Zuccoli ha proposto un piano per rilevare tutta Edipower e per questo avrebbe anche bussato alla porta di Intesa Sanpaolo, chiedendo il sostegno finanziario. A2A, che aveva tenuto aperto il consiglio di gestione dallo scorso giovedi in attesa dell'esito del vertice di ieri, ha aggiornato la riunione a domani: non sono attese decisioni risolutive e probabilmente Zuccoli infomerò gli altri consiglieri sull'incontro Romani-Proglio. E visto che formalmente al cdg non è stato mai presentato il «Piano Edipower», potrebbe essere l'occasione giusta.

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