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“Sky pronta investire sette miliardi in Italia ma stesse regole per tutti”

MILANO.
Nel mondo dei media si parla sempre più di aggregazione o consolidamento. Il gruppo Sky ha fatto questo passo un anno e mezzo fa, quando ha messo insieme le realtà presenti in cinque paesi diversi, Gran Bretagna, Germania, Italia, Irlanda e Austria. E oggi si può fare un primo bilancio dell’operazione Sky Europe con Andrea Zappia, il numero uno in Italia.
Dottor Zappia, quali sono i vantaggi concreti che si ottengono mettendo insieme le pay tv di cinque paesi diversi?
«Il business nei cinque paesi è molto solido, serviamo 21 milioni di famiglie, e l’aggregazione ha permesso di accelerare il processo degli investimenti sia in produzioni originali sia in innovazione e tecnologia. Nel complesso, nei prossimi quattro anni, saremo in grado di investire quasi 7 miliardi di euro in Italia che andranno a stimolare anche tutta la catena dell’indotto fatta di tante piccole e medie imprese giovani e creative. Chiediamo solo un mercato con regole chiare, certe e uguali per tutti».
Quante produzioni originali sarete in grado di sfornare in futuro?
«Vogliamo raddoppiare i progetti e nel giro di pochi anni arriveremo a una produzione nuova al mese tra domestiche ed europee. E’ importante per un gruppo come il nostro possedere produzioni di pregio. L’Italia può diventare una sorta di Hollywood europea, dopo Gomorra venduta in 120 paesi ora arriverà Gomorra 2. The Young Pope, coprodotto con gli americani di Hbo e i francesi di Canal Plus, metterà in campo il talento di Sorrentino con la bravura e l’esperienza di attori come Jude Law e Diane Keaton. Per il pubblico italiano stiamo finendo una serie molto divertente con Corrado Guzzanti ».
E nell’area dell’innovazione quali sono le novità?
«Le sinergie tra i 5 paesi stanno funzionando molto bene. Basti dire che dalla nostra sede di Milano Rogoredo abbiamo iniziato a effettuare il broadcasting e l’uplink dei canali tedeschi che saranno 163 entro fine anno. A Milano abbiamo anche costituito lo Sky Arts Production Hub per l’Europa. Dalla Gran Bretagna, invece, abbiamo attinto il servizio del Box Sets che consente di fruire on demand 52 serie tv diverse. E guardando avanti nel 2017 arriverà in Italia lo Sky Q, un decoder che è un “Home Gateway” che permetterà di ricevere più segnali contemporaneamente e di ritrasmetterli su altri box, di trasferire le registrazioni sul tablet, o iniziare un film in sale e finirlo in camera da letto».
Il mercato della pay tv, però, è imballato. In Usa gli abbonati sono in forte calo a causa dell’arrivo della tv in streaming e in Europa non crescono.
«Negli Usa il tasso di penetrazione della pay tv, grazie alla diffusione del cavo, era arrivata al 90%. In Gran Bretagna al 50%, in Francia al 36, in Italia al 30 e in Germania al 20. Credo che vi sia ulteriore spazio di crescita per una media company come la nostra, che distribuisce i suoi contenuti in diverse modalità Recentemente avete acquisito il terzo canale in chiaro nel digitale terrestre. E’ un modo per rispondere a Mediaset che anni fa ha deciso di entrare nella pay tv con Premium?
«Sul digitale terrestre abbiamo un canale generalista con Tv8, un semigeneralista con Cielo e una allnews con Skytg24. Siamo soddisfatti e pensiamo di poter crescere nello share e nella raccolta pubblicitaria che oggi raggiunge circa 250 milioni. In questo modo diversifichiamo ulteriormente i nostri ricavi e sperimentiamo modelli di business diversi per raggiungere una maggiore profittabilità».
C’è spazio per due pay tv nel mercato italiano? Giusto un anno fa eravate in trattative per unire i vostri sforzi con Mediaset Premium che ora sembra stia trattando un accordo con Vivendi.
«Dovunque stiamo assistendo a fenomeni di concentrazione, come gli accordi in Francia tra Canal Plus e BeIn, in Spagna tra Digital Plus ancora con BeIn. Noi siamo stati i primi a creare una piattaforma europea e troviamo normale che altri facciano qualcosa di simile. Questa industria ha bisogno di dimensione, senza economie di scala è difficile creare contenuti e investimenti. Detto questo lo scenario in Italia ha ancora ampi spazi di crescita e continuiamo a operare pensando di avere un concorrente nella pay tv».
Vi siete pentiti di aver lasciato a Mediaset i diritti per la Champion League?
«No, siamo in linea con i piani. Il saldo tra costi dei diritti non sostenuti e mancati abbonamenti al momento è positivo».
L’asta per i diritti della Serie A di calcio di due anni fa è finita sotto i riflettori dell’Antitrust e della magistratura. Siete preoccupati?
«Siamo sereni, abbiamo affrontato una acerrima competizione fino alla fine e rispettato le regole. Certo, per il futuro auspichiamo riforme che rendano tutto più chiaro e trasparente».

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