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Sky-Mediaset, nessuna intesa sui diritti tv

Archiviati i mondiali, l’appuntamento cruciale per il calcio italiano è a partire dalle 14 di oggi, quando in via Rosellini riprenderà l’assemblea ordinaria della Lega Calcio che dovrà assegnare i diritti tv del campionato di serie A, una «partita» che vale oltre un miliardo di euro. Domani scade il termine fissato dall’asta per l’attribuzione. I tifosi finalmente sapranno chi trasmetterà i match nel triennio 2015-2018 e gli operatori (i principali sono Sky e Mediaset) sapranno se si sono aggiudicati i diritti tv. 
Per sgombrare il campo da dubbi, dopo la battaglia di diffide e contro-diffide tra Sky e Mediaset, è stato il gruppo di Rupert Murdoch a mettere le cose in chiaro: «Ad oggi, prima dell’assegnazione da parte della Lega Calcio, non ci sono né le ragioni né le condizioni per accordi tra operatori». Se apertura al dialogo ci sarà, avverrà in un secondo momento: «Se ad assegnazione avvenuta dovesse verificarsi in concreto l’esistenza di un abuso di posizione dominante legato al mantenimento da parte di Sky dell’esclusiva sulle partite delle 8 squadre, Sky adotterà la soluzione che dovesse rendersi necessaria, inclusa la distribuzione tramite operatori terzi dei diritti acquisiti». Mediaset non commenta.
La giornata di ieri è stata impiegata dalla Lega Calcio per procedere a ulteriori approfondimenti legali, dopo che all’assemblea di lunedì era intervenuto l’avvocato Giorgio De Nova, professore di diritto privato e legale di Fininvest nella causa contro Cir per il lodo Mondadori. I nuovi approfondimenti erano nati dall’esigenza di rafforzare la larga maggioranza (16 club su 21), che si era espressa a favore della linea di perseguire la massimizzazione degli introiti. Ovvero: a Sky le partite delle 8 squadre principali da trasmettere sul digitale terrestre, a Mediaset gli stessi match ma per piattaforma satellitare, e sempre al Biscione anche le partite delle altre 12 squadre.
Ma Sky rivendica di avere fatto le offerte maggiori per le partite delle 8 squadre principali su entrambe le piattaforme e il principio che l’offerta più alta vince. Mediaset, invece, sostiene nella sua contro-diffida che «assegnare a un unico operatore pay le 248 partite delle otto squadre di serie A che da sole rappresentano oltre l’86% dei telespettatori tifosi italiani è esattamente quello che la legge, le autorità regolamentari e la stessa Lega Calcio di serie A hanno sempre voluto impedire a difesa dei consumatori e della concorrenza». A osservare le strategie adottate dai due operatori, si vede che è la stessa: entrambi hanno fatto l’offerta maggiore per la piattaforma che al momento non usano per trasmettere. Ma Sky ha fatto le offerte più alte per il pacchetto delle 8 squadre big (ha da poco perso l’asta per la Champions League, vinta invece da Mediaset).
Nella discussione è entrato anche l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, «padre» insieme all’allora ministra Giovanna Melandri della legge varata nel 2007 che ha attribuito alla Lega Calcio i diritti tv complessivi del Campionato di serie A. «Chiamare in causa la legge è del tutto fuori luogo — ha detto Gentiloni —. La legge Melandri-Gentiloni ha come obiettivo quello di centralizzare la vendita dei diritti del calcio in capo ad un unico soggetto, la Lega, e di prevedere aste distinte per le diverse piattaforme tecnologiche». «I divieti stabiliti dalla legge, non sono comunque quelli da taluno invocati in questi giorni – ha spiegato Gentiloni –, ma consistono da un lato, nel divieto di concorrere per piattaforme per le quali non si dispone di un’abilitazione e dall’altro, il divieto di aggiudicarsi i diritti di tutte le squadre su tutte le piattaforme». «La legge — conclude Gentiloni — affida infine all’Antitrust, sentita l’Agcom, il compito di valutare ex post il determinarsi di eventuali abusi di posizioni dominanti». La parola ora spetta alla Lega Calcio.

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