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Sky, calano i conti in Italia

I dati del trimestre luglio-settembre 2015 di Sky Italia non sono positivi. Ma, obiettivamente, al gruppo guidato da Andrea Zappia è andata abbastanza bene. Insomma, la perdita dei diritti della Champions league di calcio e una economia italiana non ancora guarita potevano provocare danni maggiori al broadcaster controllato da Rupert Murdoch.

Gli abbonati calano sì a quota 4.688.000, ovvero 37 mila in meno rispetto al trimestre aprile-giugno, ma solo 16 mila in meno rispetto all’omologo periodo luglio-settembre 2014. In pratica, lo zoccolo duro di Sky in Italia si mantiene, da dieci anni, attorno a quota 4,7 mln di abbonati, senza sensibili spostamenti a prescindere da cosa viene trasmesso, in esclusiva o meno. Bisogna però segnalare che negli ultimi due trimestri gli abbonati sono scesi complessivamente di 58 mila unità, e che nel conteggio sono compresi solo quelli che hanno dato disdetta entro l’agosto 2015. Per valutare appieno l’effetto «Champions che non c’è più», quindi, si dovrà attendere almeno il prossimo trimestre.

Diminuiscono i ricavi, giù del 4% a 454 milioni di sterline (642 milioni di euro) rispetto al luglio-settembre 2014, e i profitti operativi (-24% a 25 milioni di sterline, ovvero 35,25 milioni di euro), con un churn (tasso di disdette) che sale al 10% dopo il minimo storico del 9,6% nel trimestre aprile-giugno, e che rimane comunque basso se paragonato ai churn degli anni fiscali passati.

Scende, invece, l’indice arpu, ovvero i ricavi medi per abbonato: 42 euro, contro i 43 che avevano caratterizzato i sette trimestri precedenti.

Insomma, a livello europeo il gruppo Sky cresce del 6% nei ricavi e del 10% nel profitto operativo (con 134 mila nuovi abbonati nel Vecchio Continente, cifra non molto lontana dai 112 mila nuovi abbonati fatti da Mediaset Premium solo in Italia nello stesso periodo), Uk e Irlanda trainano il successo dei conti con un +7% di ricavi e un +20% di profitti operativi, Germania e Austria sprintano a +11% nei ricavi, ma rimangono in rosso (oltre 11 milioni di euro) e con un mercato molto volatile e difficile per la pay tv (arpu in discesa a 34 euro). L’Italia fa un po’ fatica, ma ha comunque i conti positivi, e pure il calo dei ricavi, spiegano da Londra, sarebbe stato del 3% e non del 4% al netto della raccolta pubblicitaria legata ai Mondiali di calcio 2014 e di accordi, ora conclusi, con Mediaset Premium.

Fa un po’ specie che, nel trimestre luglio-settembre 2015, i profitti operativi di Sky Italia siano scesi così tanto (-24%) pur non dovendo più sostenere il peso dei diritti tv della Champions league di calcio. Tuttavia, nello stesso periodo, i risparmi di costi sono stati reinvestiti in parte nell’acquisizione di diritti di sport minori, e in parte in pubblicità e marketing per mantenere alta «la voce di Sky» e fare fronte alla perdita del grande calcio europeo. Il che, tradotto, significa che trattenere gli abbonati costa sempre di più a Sky Italia.

Quanto al parco clienti, su base annua crescono del 50% le famiglie col decoder Sky connesso al web (ora sono 1,8 milioni), quelle che hanno attivato Sky Go sono 2,35 mln e quelle con il MySky 3,2 milioni. In aumento del 120%, inoltre, i download con visione on demand.

In settembre, infine, è partita anche in Italia, attraverso Sky online, la possibilità di abbonamenti in streaming mese per mese, che fanno seguito alle opzioni, già introdotte in precedenza, di pass giornalieri o settimanali. E su questo fronte, a livello europeo, Sky, nel trimestre luglio-settembre 2015, ha raddoppiato il numero di pass venduti rispetto allo stesso periodo 2014. Se Netflix debutta oggi ufficialmente in Italia, quindi, Sky ha già preparato il benvenuto nel comparto dello streaming a pagamento.

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