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«Situazione molto critica» Conte non esclude altri stop

Giuseppe Conte parla in aula alla Camera e lo sguardo corre sulle tribune vuote e sugli scranni, dove siedono poco meno di cento deputati. Il discorso del premier suona a tratti ancor più drammatico di quello di mercoledì al Senato, quando l’«avvocato degli italiani» ha illustrato al Parlamento il Dpcm del 18 ottobre per contenere la corsa del virus: un provvedimento già superato dai numeri. Roberto Speranza non fa che ripeterlo nelle riunioni riservate e anche Conte deve essersene convinto se descrive se stesso e i ministri come «pronti a intervenire nuovamente se necessario».

Anche se la situazione è «ben diversa» da marzo, «si sta rivelando molto critica». Molte Regioni, come Lombardia, Campania e Lazio, hanno deliberato misure più restrittive. E qui il presidente del Consiglio chiede «il massimo coordinamento tra i diversi livelli di governo». Le ordinanze possono anche essere tutte diverse, l’importante è che le decisioni dei governatori rimangano dentro la cornice di regole disegnata dal governo: «Devono preservare i caratteri di omogeneità e coerenza». Intanto in Lombardia si litiga sulla didattica a distanza e il premier media a distanza. Ricorda che lezioni continueranno in presenza e dove, solo per le superiori, sono previsti ingressi scaglionati e turni pomeridiani, tocca «alla ministra Azzolina presiedere perché questo avvenga».

Applausi, ma nella maggioranza sono in tanti a temere che il governo non regga all’urto della seconda ondata. «Non vorrei che questa seconda fase portasse alla sfiducia nelle istituzioni», avverte Graziano Delrio. Il capogruppo del Pd invoca uno spirito costituente («Tutte le forze politiche devono essere chiamate a collaborare»), conferma il sostegno «convinto» dei dem eppure incalza Conte: «Non dimentichi la rabbia che sta mondando nel Paese». E il perché sta nella scarsa tempestività del governo e nelle troppe cose che per Delrio non stanno funzionando, dai trasporti ai tracciamenti. «Dobbiamo mettere in campo uno sforzo ancora maggiore senza guardare ai sondaggi», è la frecciata conclusiva. Troppi errori, gli fa eco Silvia Fregolent, renziana di Italia viva, mancano medici e infermieri e «si tiene un Paese in ostaggio». Il caos tamponi è stato al centro del vertice tra governo e Regioni, in cui si è cercato un metodo per semplificare le operazioni di tracciamento. Il ministro Speranza ha annunciato la sperimentazione per effettuare test antigenici anche in farmacia, una convenzione con i medici di base perché facciano i tamponi e un «bando condiviso» per operatori sanitari e tecnici che aiuteranno le Regioni nelle operazioni di tracciamento.

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