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Siti internet condannabili per i post

I siti internet possono essere considerati responsabili per i commenti anonimi che vi appaiono. E di conseguenza essere colpiti da una sanzione amministrativa che non va a compromettere la libertà di espressione. Lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell’uomo con una pronuncia (caso 64569/09) depositata ieri. I giudici di Strasburgo hanno infatti stabilito che un portale d’informazione può essere «giustamente» ritenuto responsabile se non interviene, per prevenire, moderare o cancellare commenti anonimi offensivi, diffamatori o minacciosi.
La decisione della Corte europea dei diritti umani, che diverrà definitiva fra tre mesi, se le parti non richiederanno e otterranno un nuovo esame davanti alla Grande Camera, riguarda uno dei più grandi portali d’informazione dell’Estonia. Nel gennaio del 2006 il portale pubblicò un articolo sulle scelte controverse operate da una compagnia di navigazione. I lettori reagirono postando commenti estremamente offensivi, diffamatori, e minacciosi nei confronti della compagnia di navigazione e del suo proprietario. Quest’ultimo fece causa al portale che fu condannato a pagare 320 euro per danni morali.
Nella sentenza emessa ieri i giudici di Strasburgo scrivono che la decisione dei tribunali nazionali di «ritenere il portale responsabile per i commenti diffamatori postati dai lettori è una restrizione della libertà d’espressione giustificata e proporzionata» e che quindi non c’è stata violazione. Per arrivare a una tale conclusione i giudici hanno preso in esame una serie di elementi.
Innanzitutto la Corte sottolinea che i gestori del portale «esercitavano un livello considerevole di controllo sui commenti che erano pubblicati». I gestori erano gli unici che potevano impedire o cancellare i commenti, e avevano anche i sistemi per farlo. Sistemi di cui tuttavia «non hanno fatto pieno uso». La Corte sottolinea che il portale ha in qualche modo coperto gli autori e che quindi «si deve ritenere che i gestori del sito si siano assunti una certa responsabilità per quanto pubblicato dai lettori».
I giudici hanno infine respinto la tesi secondo cui il proprietario della compagnia di navigazione avrebbe dovuto fare causa a chi ha scritto i commenti. «In un caso come questo, per motivi puramente tecnici – si legge nella sentenza – appare sproporzionato imporre alla parte lesa l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti». E la Corte «non è convinta che una tale azione avrebbe, in questo caso, garantito l’effettiva protezione della parte lesa».
La difesa del portale aveva messo in evidenza come un’attribuzione di responsabilità avrebbe condotto a un’illegittima compressione della propria libertà di espressione. Nulla da fare però: la previsione di una sanzione deve essere considerata una giustificata e proporzionata misura restrittiva della libertà di espressione. Perché, sottolinea la pronuncia, i commenti erano altamente offensivi, trasse profitto dalla loro esistenza e permise agli autori di rimanere anonimi.

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