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Sistema flessibile per le pensioni

di Enrico Marro

ROMA — La crisi di governo presenterà presto il conto al nuovo presidente del Consiglio. Mario Monti, che oggi dovrebbe presentare al presidente della Repubblica la sua squadra di ministri, dovrà immediatamente affrontare l'emergenza del bilancio pubblico. I conti infatti non tornano. Il governo Berlusconi ha lasciato una previsione di crescita dell'economia per quest'anno e per il prossimo che è maggiore delle ultime stime dell'Unione europea. E a questo si aggiunge una spesa per interessi sui titoli del debito pubblico anche questa superiore al previsto. Alla fine, potrebbero essere necessari altri 25 miliardi di euro.
Il Prodotto interno lordo, secondo Bruxelles, non aumenterà dello 0,7% nel 2011, ma al massimo dello 0,5% e nel 2012 salirà di un misero 0,1% e non dello 0,6%. In due anni, uno 0,7% in meno rispetto alle stime del governo Berlusconi, che avrà conseguenze negative sul rapporto deficit-Pil. Ecco perché la commissione europea non crede più che possa essere raggiunto il pareggio di bilancio nel 2013: senza nuovi interventi il deficit tra due anni sarà dell'1,2%. Questo significa che per tornare al pareggio di bilancio, cioè al deficit zero, o il governo Monti riesce a stimolare una robusta crescita del Pil oppure dovrà varare una manovra pari a circa 20 miliardi. Ma non è finita qui. La crisi di governo è stata accompagnata da un aumento degli interessi che lo Stato deve pagare sui titoli del debito. È difficile quantificare la maggiore spesa alla quale bisognerà far fronte nel 2012, perché molto dipenderà dall'andamento dei mercati, ma la speculazione che ha colpito i titoli italiani da agosto a oggi, secondo le stime ha già causato un aumento di 4-5 miliardi della spesa per interessi. Il governo Monti si troverà poi a dar corso agli impegni della delega sulla riforma fiscale e assistenziale che prevede risparmi per 4 miliardi già nel 2012.
Il nuovo presidente del Consiglio non punterà però solo su tagli della spesa e maggiori entrate, ma appunto anche sulla crescita. Più sale il Prodotto interno lordo, più aumentano le entrate, senza sforzi aggiuntivi, e migliora il rapporto col deficit e col debito. Insomma, come ha detto lo stesso Monti, sacrifici, ma non lacrime e sangue. E sacrifici con un occhio all'equità. Dovrebbe essere riaperto il capitolo pensioni, che Berlusconi aveva dovuto chiudere per il veto della Lega. Per superare le pensioni di anzianità, che ancora oggi consentono di lasciare il lavoro a chi ha 60 anni (con 36 di contributi) si potrebbe però tornare a un sistema flessibile, come era quello della riforma Dini (1995), con un'età di pensionamento a scelta del lavoratore, fra 63 e 68-70 anni, premiando con una pensione più alta chi lascia il lavoro più tardi, nella logica del metodo contributivo (assegno commisurato ai versamenti di tutta la vita lavorativa), che potrebbe essere esteso a tutti i lavoratori pro-rata (da ora in poi). I risparmi ammonterebbero a 4-5 miliardi nei primi tre anni.
Una parte importante, nel programma di Monti, avranno le liberalizzazioni delle professioni, le privatizzazioni, le dismissioni immobiliari e il rilancio delle opere infrastrutturali materiali e immateriali. Sarà messa all'ordine del giorno anche la questione giovanile nel mercato del lavoro. Il governo punta alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro e al superamento della trappola della precarietà.
I sacrifici riguarderanno le rendite immobiliari, tassate in Italia meno che nel resto d'Europa (di qui le varie ipotesi che circolano, dalla reintroduzione dell'Ici ad altre forme di patrimoniale). L'obiettivo, anche in questo caso, sarà favorire gli investimenti, cioè la crescita, e disincentivare ciò che la ostacola.
 

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