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Sistema Confidi a prova d’urto

Il sistema dei Confidi regge l’onda d’urto della pandemia. In piena emergenza Covid-19 si registra, infatti, un incremento delle richieste di credito che, nei primi tre mesi dell’anno, sono cresciute dell’8,8% rispetto al corrispondente periodo del 2020. L’importo medio delle richieste è peraltro cresciuto del 28,2%. È quanto emerge dai dati della ricerca condotta da Crif Ratings in cui gli analisti sottolineano che nell’ultimo anno il rallentamento del ciclo economico ha fortemente condizionato l’andamento dei flussi di cassa delle imprese e ciò ha contribuito, naturalmente, a stimolare le richieste di credito per soddisfare il bisogno di liquidità, complessivamente cresciute del +24,5% rispetto al 2019 per poi accelerare nel primo trimestre del 2021 (+62%). In tale delicata fase del ciclo economico, i consorzi di garanzia hanno garantito liquidità alle imprese in sofferenza, con le richieste di importo inferiore ai 5 mila euro che si sono attestate al 17,2%, mentre oltre la metà delle istruttorie ha riguardato crediti per un valore medio superiore ai 20 mila euro, con la classe superiore ai 50 mila euro che rappresenta il 32,2% del totale.

Dal comparto alloggio e ristorazione le maggiori richieste di credito. Lo stock di garanzie complessivamente erogate dai Confidi è pari a 7 miliardi di euro, analizzando l’evoluzione del livello di rischiosità di 33 Confidi maggiori. Il 35% del totale delle richieste di garanzie al sistema Confidi proviene dal settore dei servizi, con una rilevanza particolare dei comparti riguardanti i servizi di alloggio e ristorazione. A seguire il settore dell’industria (28%) e quello del commercio (21%). Gli esperti sottolineano che le imprese maggiormente in difficoltà si concentrano tipicamente nei settori più ciclici ed esposti alle dinamiche dei consumi, quali sono quelli più colpiti dalla pandemia. Peraltro, tale trend si colloca in un contesto generale in cui molte imprese italiane sono state costrette ad affrontare l’emergenza Covid-19 partendo da situazioni di liquidità che risultavano già non floride, con il 38% delle aziende che presentava una disponibilità di cassa in grado di coprire meno del 50% dei debiti finanziari a breve termine in scadenza, cui va aggiunto un ulteriore 8% privo di significativi margini di manovra. «Il sistema dei Confidi attraversa da anni profondi mutamenti normativi e strutturali, a complicare un quadro regolamentare sfavorevole si è aggiunta l’emergenza Covid che, in breve, si è tramutata in crisi economica, con impatti devastanti sul tessuto imprenditoriale e, di riflesso, sul mercato della garanzia», osserva Carmen Acerra, associate di Crif Ratings, «in un contesto economico e sociale particolarmente complesso, il governo ha agito come fattore mitigante con una serie di provvedimenti e misure urgenti che, nel corso del 2020, hanno consentito ai Confidi di accedere a risorse aggiuntive, contribuendo a sostenere le imprese in una fase di forte recessione. Dalla nostra analisi emerge un sistema nel complesso solido, ben patrimonializzato rispetto al rischio di credito assunto e con un surplus di risorse disponibile sia per la crescita dell’operatività, sia per lo sviluppo di nuove attività».

Rischio medio-basso ma perdite attese in crescita. Sui 33 Confidi maggiori i cui bilanci sono stati analizzati dagli esperti, sono 26 quelli che, a fine 2019, presentavano una classe di rischio medio-basso. Lo studio evidenzia anche la graduale contrazione dell’incidenza delle partite deteriorate che si attestano al 19,7% nell’ultimo esercizio. Secondo il giudizio degli analisti, si tratta di una dinamica principalmente legata all’incremento dello stock complessivo di garanzie erogate, circostanza che ha mitigato il lieve aumento dei crediti deteriorati. A tali dati si affianca anche il progressivo miglioramento della mitigazione del rischio di credito, con uno stock di garanzie ricevute pari a 2,1 miliardi di euro grazie al rafforzamento dell’operatività con il Fondo Centrale di Garanzia che rappresenta la principale forma di controgaranzia ricevuta dal comparto dei confidi vigilati, attestandosi a 1,9 miliardi di euro (+11% rispetto alla precedente annualità). Secondo gli esperti, il grado di riassicurazione medio ha proseguito il suo trend in miglioramento, attestandosi al 33,4% nell’ultima rilevazione. In linea con l’incremento dello stock di garanzie complessivamente erogate, viene stimata una perdita attesa sui crediti gestiti in lieve crescita, sia sulle garanzie in bonis, sia sulle partite deteriorate. A fine 2019 il comparto mostrava una buona tenuta degli indicatori di solidità, con un grado di copertura medio delle partite deteriorate pari al 43,4%, sebbene in contrazione rispetto al precedente esercizio (44,7%). Se gli impatti della pandemia non potranno non avere ripercussioni sull’esercizio 2020, l’analisi rileva che, nel complesso, il sistema dei Confidi maggiori partiva da una situazione solida, con realtà ben patrimonializzate rispetto al rischio di credito assunto e con un surplus di risorse disponibile che consente l’incremento dei volumi di garanzie erogate e l’assunzione di nuovi rischi, oltre che la diversificazione verso altre attività. Nello specifico, la dotazione patrimoniale a presidio del rischio di credito assunto appare in moderata crescita, con un grado di patrimonializzazione medio pari al 27% contro il precedente 26,4%. Il patrimonio ha assicurato l’assorbimento integrale della perdita inattesa e ha garantito la piena copertura degli ulteriori requisiti stimati sugli altri asset, definendo un surplus di risorse complessive pari a 16,3 milioni di euro verso i precedenti 15,8 milioni di euro.

Nessun problema sul fronte liquidità. L’analisi di Crif Ratings non riscontra criticità sotto il profilo della liquidità e osserva una buona sostenibilità delle escussioni bancarie, in presenza di uno stock crescente di liquidità non vincolata. Le attività fruttifere evidenziano una progressiva crescita, attestandosi a circa 2,25 miliardi di euro alla fine del triennio. In particolare, la liquidità utilizzabile dai Confidi a copertura delle escussioni bancarie, in quanto non soggetta a restituzioni e libera da vincoli d’uso o destinazione, si è attestata a 1,5 miliardi di euro, garantendo la piena copertura delle esposizioni in sofferenza e inadempienza probabile.

Migliora la redditività. Per quando riguarda le performance reddituali, i dati riportati nel rapporto evidenziano timidi segnali di miglioramento, principalmente dovuti all’efficientamento della gestione finanziaria che, insieme all’incremento della marginalità, ha garantito la piena copertura dei costi di struttura e del costo del rischio di credito.

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