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Il sistema bancario italiano è ok

Il sistema bancario italiano è in una situazione positiva e sta meglio di altri, in particolare di quello tedesco, secondo il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che non ama parlare dell’argomento fusioni. Tirato per la giacchetta, ieri a Milano, riguardo le indiscrezioni su una possibile fusione tra Unicredit e Commerzbank, Messina ha risposto sostenendo che «per fare le aggregazioni ci devono essere le sinergie. Se ci sono sinergie ci possono essere operazioni, se le sinergie non ci sono, gli azionisti non autorizzeranno mai» l’M&A. Messina ha detto di non sapere cosa stiano facendo gli altri competitor a chi gli chiedeva informazioni, ieri, a margine dell’evento dedicato al tema «Potere e conflitti nella grande impresa azionaria» che si è svolto all’università Bocconi, in occasione della presentazione del libro Potere e interessi nella grande impresa azionaria di Umberto Tombari che dopo 5 anni sta per lasciare la presidenza della Fondazione Cr Firenze.«Io sono convinto da sempre» che le fusioni siano complicate» ha detto Messina, «e infatti non ne parlo mai. Altri ne parlano e poi, ogni tanto, assumono atteggiamenti diversi. Per me la posizione è questa: è complicato, richiedono capitale e bisogna fare sinergie. Se ci sono questi elementi le operazioni si possono immaginare», ha incalzato il banchiere.

Fusioni a parte, Messina ha commentato a 360 gradi i temi caldi del credito. Per il top manager dalle nuove norme contenute nel pacchetto bancario approvato ieri dal Consiglio Ue non ci saranno grandi impatti sulle banche italiane. L’Unione, nel complesso, ha adottato un pacchetto legislativo globale che ridurrà i rischi nel settore bancario e rafforzerà ulteriormente la capacità delle banche di resistere a eventuali shock.

Il pacchetto contiene modifiche alla normativa sui requisiti patrimoniali (regolamento n. 575/2013 e direttiva 2013/36/Ue) che rafforzano il capitale e le posizioni di liquidità delle banche e consolida il quadro per il risanamento e la risoluzione delle banche in difficoltà (direttiva 2014/59/Ue e regolamento n. 806/2014).

Le proposte attuano le riforme concordate a livello internazionale a seguito della crisi finanziaria del 2007-2008 per rafforzare il settore bancario e affrontare le sfide in sospeso per la stabilità finanziaria. Presentate nel novembre 2016, includono elementi convenuti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e dal Consiglio per la stabilità finanziaria (Fsb).

«Per le banche italiane una priorità importante rimane quella di continuare con la riduzione dei crediti deteriorati: già stiamo facendo tutti molto bene ma è un elemento su cui bisogna continuare a lavorare», ha detto il numero uno di Intesa Sanpaolo. «Per il resto mi sembra francamente che il sistema bancario italiano sia in una condizione positiva (a parte il caso B.Carige che è da gestire). Sicuramente sta molto meglio di altri sistemi bancari e in particolare di quello tedesco», ha ricordato Messina.

Per il banchiere il sistema italiano è solido, a parte qualche caso sporadico, come Banca Carige, ancora da gestire. «Io non vedo oggi ragionevole e nemmeno nell’interesse di nessuno che questa banca passi sotto il controllo del Fitd. L’interesse di Carige è avere una governance chiara e quindi di avere un azionista di controllo che sia una banca privata o una banca pubblica», ha spiegato incalzato dai giornalisti. «Io per quanto mi riguarda escludo totalmente i contributi volontari», ha detto in merito all’istituto attualmente commissariato e in cerca di un cavaliere bianco.

Messina non si dice preoccupato nemmeno della volatilità che in questi giorni è tornata a farsi sentire sui mercati. «Ci sono delle fasi di volatilità collegate all’avvicinarsi delle elezioni europee, mi sembra una fase tutto sommato che ci si poteva aspettare. Importante sarà l’esito delle elezioni europee ma soprattutto quello che farà il governo dopo. Secondo me dovrà lavorare nella direzione della riduzione del debito e dell’accelerazione della crescita».

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