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Sisalpay, banca al bar e dal tabaccaio

Accordo con Intesa Sanpaolo, attraverso Banca 5, per una joint venture: rete di 50 mila esercizi

Prendere un caffè e pagare contemporaneamente un Mav. Oppure, nello stesso bar, prelevare 150 euro e pagare un bollettino postale. Banca 5 e Sisal Group hanno annunciato un accordo per costituire una nuova società che consentirà di offrire prodotti bancari, servizi di pagamento ed effettuare transazioni in oltre 50 mila esercizi distribuiti su tutto il territorio nazionale. Bar e tabaccherie dove passano ogni giorno circa 45 milioni di cittadini. E che i due gruppi vogliono trasformare in cosiddette banche di prossimità.

La NewCo che nascerà, partecipata al 70% da Sisal Group e al 30% da Banca 5, integrerà canali fisici e digitali e sarà pienamente operativa a partire dall’inizio del 2020. «È un’importante opportunità per valorizzare il percorso di evoluzione del business dei pagamenti — ha spiegato Emilio Petrone, amministratore delegato di Sisal Group — che rende concreto il piano di sviluppo impostato e stimolato dai nostri azionisti di CVC Capital Partners. Grazie a questo accordo saremo in grado di migliorare ulteriormente la qualità del servizio offerto ai nostri clienti e a tutti i cittadini». Stesso entusiasmo espresso anche da Intesa Sanpaolo cui fa capo Banca 5: «Considerata l’estrema capillarità della presenza degli esercizi commerciali coinvolti — ha aggiunto Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo — la nuova realtà consentirà ai 12 milioni di clienti della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo di poter disporre di prodotti e operazioni finanziarie di base in un modo ancora più semplice e accessibile, anche nei comuni e nelle frazioni più piccole che oggi sono rimaste senza una presenza bancaria diretta».

Un nodo, questo, su cui ieri sono intervenuti i sindacati per i quali si tratta di un’operazione da «esternalizzazione mascherata». «È davvero singolare — l’allarme del segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani — che venga spacciato per esempio di responsabilità sociale un banale modello distributivo che di fatto esternalizza su una rete di commercianti al dettaglio (tabaccai) le responsabilità di chi, invece, dovrebbe fare banca in prima persona. La vera prossimità — ha contestato Colombani — si fa aprendo gli sportelli bancari alle persone, non chiudendoli e sostituendoli con la Sisal». Per il leader dei bancari della Cisl appare inoltre «contraddittorio che le banche lamentino la concorrenza di nuovi competitori non vigilati, come Facebook con la sua moneta virtuale Libra, e poi diano vita ad iniziative che destrutturano il settore». Ciò avviene nel momento in cui «i sindacati chiedono che il contratto nazionale, per il cui rinnovo è in corso la trattativa con l’Abi, argini le esternalizzazioni selvagge e rafforzi la vigilanza sulle attività bancarie. Bisogna definire — ha aggiunto Colombani — le regole del gioco insieme, nel settore, ma occorre farlo a bocce ferme».

Proprio ieri, in occasione della presentazione della semestrale di Intesa, è stato lo stesso Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a parlare dell’accordo con Sisal in termini di riduzione dei costi. «In un anno — ha spiegato Messina — da giugno 2018 a giugno 2019, il personale di Intesa Sanpaolo si è ridotto di 3.500 unità. Previste anche 4.700 uscite addizionali entro giugno 2021 — ha aggiunto — già concordate con i sindacati e già pienamente accantonate, di cui 1.200 a luglio 2019 e 1.600 relative al nuovo accordo firmato a fine maggio. In aggiunta, ulteriori 1.000 richieste per uscite volontarie già ricevute e da valutare. Ulteriore riduzione di filiali anche alla luce dell’ampliamento della rete di Banca 5 attraverso la partnership strategica con SisalPay».

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