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Sisal-Lottomatica, prove di fusione

I colloqui per un’integrazione tra Sisal e Lottomatica sono ripartiti dopo la pausa estiva, ma anche se le riunioni vanno avanti, non c’è ancora un’unione di intenti su alcuni punti cruciali. Mettere insieme una rete capillare di ricevitorie darebbe tanti vantaggi competitivi sia alla società guidata da Marco Sala, sia al gruppo di Emilio Petrone, ma ancor prima di discutere i dettagli finanziari, manca l’accordo su alcuni temi strategici relativi alla futura gestione di giochi e servizi.
Detto questo, unire le forze in vista di rinnovi delle concessioni importanti come il Lotto (che scadrà nel 2016), il Superenalotto (2018) e il Gratta& Vinci (2019), darebbe alle due aziende più potere per aumentare i ricavi. Solo per il rinnovo della concessione del Lotto, il Tesoro ha già messo in conto per il prossimo anno una base d’asta da 700 milioni. In proposito Sisal da sola probabilmente non potrebbe partecipare a un simile esborso anticipato senza chiedere nuove risorse ai propri azionisti, mentre Lottomatica che è quotata e già gestisce il gioco in esclusiva, mettendo insieme le forze con i 45mila punti vendita che ha Sisal, potrebbe sfruttare al massimo la concessione. Fatto sta che se i vantaggi per convolare a nozze sono notevoli per entrambi (anche se in proporzioni diverse), gli ostacoli da superare lo sono altrettanto. Non a caso i colloqui tra Sisal e Lottomatica vanno avanti a singhiozzi da quasi due anni, ma ancora non è stata trovata una quadratura del cerchio tale da convincere il gruppo di Petrone ad abbandonare il progetto dell’Ipo, per fondersi dentro Igt, colosso dei giochi quotato a Wall Street che controllata Lottomatica. In proposito, fonti vicine all’operazione fanno sapere che le due aziende si erano date l’obiettivo di trovare un punto in comune entro metà settembre, con l’obiettivo di scrivere una lettera di intenti che fungesse da accordo quadro, entro cui muoversi per mettere a punto i dettagli. Tuttavia questa data sarebbe già slittata a fine mese, perché integrare le attività dei due gruppi è più difficile del previsto, e questo ancora prima aver negoziato gli aspetti finanziari dell’operazione.
Una differenza fondamentale tra le due aziende c’è, ed è che mentre la società che fa capo alle famiglie Boroli Drago non ha fretta, Sisal è controllata da tre private equity e quindi la gestione è giocoforza destinata a una discontinuità. Apax, Permira e Clessidra hanno rilevato il gruppo nel 2006, lo hanno rifinanziato nel 2013 quando è sfumato il progetto dell’Ipo e pertanto non hanno fretta di uscire. Anche perché, dopo i forti investimenti fatti in questi anni, i risultati del primo semestre di Sisal, sono incoraggianti. Tra gennaio e giugno la società guidata da Petrone ha registrato ricavi in aumento dell’8,9% a 7,5 miliardi e un margine lordo al netto delle componenti straordinarie in crescita del 3,3% a 85,9 milioni, con debiti netti in calo a 881 milioni e pari a una leva di 4,8 volte il mol (che però è la metà rispetto al 2006). Mentre alcuni giochi, come il Superenalotto, sono in calo i servizi a pagamento crescono del 12% a 85,3 milioni.
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