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Sisal in Borsa per crescere all’estero

Sisal piazza la propria scommessa per la Borsa e cerca a Piazza Affari i capitali per finanziare l’espansione internazionale. Il gruppo dei giochi, ormai ben radicato anche nei sistemi di pagamento, ha presentato a Borsa Italiana, nella tarda serata di martedì, la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni ordinarie sul Mercato Telematico Azionario. La strada di Palazzo Mezzanotte, viene così ripresa dal gruppo, che già nel 2006 aveva guardato all’Ipo, per arrivare però poi alla cessione a Permira e Apax, con Clessidra che decise di restare nel capitale. Oggi, dopo una crescita di fatturato e margini Sisal ci riprova, con l’obiettivo di ottenere capitali per l’internazionalizzazione.
«La quotazione in Borsa permetterà di accelerare lo sviluppo nel retail, con una rete di oltre 4 mila punti vendita a marchio Sisal; nel business digitale, settore in cui l’Italia grazie al mobile sta recuperando terreno; nei sistemi di pagamento che oggi pesano per un terzo del margine lordo dell’azienda, ma sono destinati a crescere in importanza», ha spiegato a Il Sole 24 Ore l’amministratore delegato Emilio Petrone. «L’Ipo ci permetterà di guardare, in maniera più decisa, alle opportunità fuori dall’Italia. Se l’estero sembrava al di fuori della nostra portata, con la quotazione diventa una strada che possiamo percorrere».
Nell’operazione Deutsche Bank e Ubs agiranno sia in qualità di joint global coordinator sia come joint bookrunner, ruolo ricoperto anche da Banca Imi e UniCredit Corporate & Investment Banking; quest’ultima sarà inoltre responsabile del collocamento per l’offerta pubblica, mentre Imi rivestirà anche il ruolo di sponsor.
Petrone non si sbilancia sui dettagli dell’operazione, anche se assicura che il gruppo non sta percorrendo un «doppio binario», come avvenuto nel 2006, ma è concentrato sulla Borsa. «Sisal – spiega – ha generato molto interesse da parte di diverse realtà. Noi però siamo stati sempre focalizzati sulla quotazione a Milano».
Intanto dati che l’ad si prepara a presentare al mercato, puntano sui nuovi business e sugli spiragli offerti dal miglioramento della fiducia dei consumatori. Lo scorso anno, tuttavia, il gruppo ha registrato 772,3 milioni di euro di ricavi, in calo del 6,2% rispetto al 2012, e una perdita di 98,8 milioni di euro, dato che se si escludono gli oneri non ricorrenti, si è attestato invece a -22,4 milioni, in miglioramento rispetto ai -27,5 milioni riportati di fine 2012. Nel primo trimestre di quest’anno, invece, Sisal ha riportato un fatturato invariato a 209 milioni, un utile di 1,5 milioni di euro (-44,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), e un risultato operativo Ebit arrivato a 28,4 milioni (+22%).
«In sei anni – conclude Petrone, arrivato in azienda nel 2008 – siamo riusciti a raddoppiare le vendite passando da 389 a 772 milioni, mentre l’Ebitda è cresciuto dell’80%, da 98 fino a superare i 175 milioni. Il tutto senza ricorrere ad ulteriore indebitamento e portando avanti un processo di deleveraging. Ora la quotazione ci apre nuove opportunità».

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