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Sintonia ricapitalizza e taglia il debito

Sintonia si prepara a tagliare il debito. La holding controllata dalla famiglia Benetton e partecipata da Mediobanca, Goldman Sachs e Gic (Governo di Singapore) entro fine anno varerà un aumento di capitale di 220 milioni che sarà sottoscritto dal socio di Singapore. La ricapitalizzazione cade in un momento delicato per i grandi soci della holding, impegnati a gestire lo «stallo» di Adr che entro fine anno deve ottenere l’ok dal Ministero delle Infrastrutture, dal Ministero dell’Economia e dal capo del governo Mario Monti su tariffe e assetto normativo. Un passaggio cruciale, quest’ultimo, perché solo dopo che sarà chiarita la situazione della controllata romana, si potrà concretamente valutare l’ipotesi del progetto di maxi fusione tra Atlantia e Gemina-Adr, tanto auspicato dai soci finanziari della holding ma al momento congelato dalla Edizione della famiglia Benetton.
Aumento di 220 milioni
Entro fine anno la holding a cui fa capo il controllo di Atlantia, Gemina-Adr e Sagat dovrà varare l’ultima ricapitalizzazione prevista dai patti parasociali siglati tra i quattro soci. Gli accordi prevedono che sarà Gic, il fondo di Singapore a cui fa capo il 13,8% di Sintonia, fare la propria parte. Originariamente gli aumenti di capitale – è stabilito nei patti – dovevano essere perfezionati solo in presenza di investimenti. Tuttavia, prevedono gli stessi accordi, in assenza di acquisizioni e dossier l’ultima ricapitalizzazione di Sintonia servirà ad abbattere il debito, attualmente di 600 milioni ma destinato a scendere post aumento di capitale a 380 milioni. Un nuovo sforzo finanziario, quello chiesto ai soci di Singapore, che arriva in un momento in cui sembra trapelare non poca delusione per la situazione in cui si sono venuti a trovare in Italia. Il riferimento è ad Adr e alla situazione di stallo che si è venuta a creare legata all’ottenimento del via libera da parte del Governo al piano tariffario.
Aeroporti di Roma non ha infatti ancora ricevuto l’ok finale al contratto di programma che dovrebbe sostenere l’ambizioso programma di investimenti. Il 3 luglio scorso l’Enac ha approvato le nuove tariffe e l’assetto normativo che hanno ricevuto l’ok informale dal Ministero delle Infrastrutture. L’attesa è per il via libera del ministero delle infrastrutture, del Ministero dell’Economia e la firma finale di Monti. Se entro il 31 dicembre non verrà però approvato un decreto interministeriale l’intero progetto decadrà. E quindi il destino di Gemina Adr sarà tutto da ripensare. La questione, dunque, è particolarmente delicata. Non a caso nei giorni scorsi, secondo quanto si apprende, ci sarebbe stato un incontro a Londra tra Gic e Vittorio Grilli, Ministro dell’Economia sul dossier (vedere articolo in pagina).
Il maxi polo delle concessioni
Il tema Adr è assai delicato per il futuro assetto di Sintonia. Il punto è che il progetto originario della holding è, nella sostanza, fallito. Nata per fare investimenti internazionali nel settore delle infrastrutture e sostenere una crescita dimensionale dei propri asset, Sintonia ha dovuto nel corso del suo percorso scontrarsi con una crisi congiunturale assai complessa e non prevedibile. Da qui la scelta di spostare la sede della holding dal Lussemburgo all’Italia, un passaggio simbolico ma che nei fatti è l’ammissione di un ripensamento della strategia, oggi focalizzata solo sulla gestione degli asset italiani controllati dalla holding. Da qui la necessità – elemento non secondario – di snellire una struttura ormai superata dagli eventi. E la decisione, completata nel mese di ottobre, di fondere Schema28, la storica holding che ha sempre detenuto il controllo di Atlantia, ed Investimenti Infrastrutture, la finanziaria che controlla Gemina e quindi a cascata Aeroporti di Roma. Il progetto elimina un piano della catena di controllo, con Sintonia che andrà a detenere direttamente il 46,4% del gruppo autostradale e il 35,93% della compagnia aeroportuale. Il nuovo assetto societario vede quindi una holding, non quotata, controllare due finanziarie quotate che a loro volta terranno le redini dei due business infrastrutturali. Tale schema si sposa con quel maxi progetto di integrazione tra autostrade e aeroporti tanto voluto dai soci finanziari della holding. Fonti vicine ad Edizione fanno sapere che al momento la società è totalmente focalizzata sul futuro di Adr e non ci sono valutazioni sul dossier che è stato smentito da Atlantia e da Adr. Il punto è che all’interno di Sintonia, vuoi per la natura differente degli investitori vuoi per la complessità del progetto di maxi fusione, ci sono diverse anime e anche visioni temporali differenti. Ma se il «caso» Adr si dovesse risolvere entro fine anno – fanno sapere alcune fonti – è possibile che si valuti quel modello «europeo» di un maxi polo delle concessioni che da tempo le banche e i soci di Singapore di Sintonia starebbero fortemente caldeggiando.

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