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Sintetico puro, conta l’acquisto

di Andrea Bongi  

Non tutti gli acquisti sono eguali per l'accertamento sintetico puro. Trattandosi di uno strumento di accertamento basato unicamente sul principio di cassa ciò che conta è la natura del bene acquistato e la forma di pagamento prescelta dal contribuente. Secondo questa interpretazione, la più corretta secondo il tenore letterale della nuova versione del quarto comma dell'articolo 38 del dpr 600/73, l'acquisto di un bene avente natura patrimoniale (per esempio, un immobile, un autovettura ecc.) se effettuato tramite il ricorso, in tutto o in parte, ad un finanziamento rileveranno solamente le quote o i canoni pagati nell'anno che andranno ad aggiungersi alle altre spese sostenute nel corso del periodo d'imposta considerato.

Si tratta di un principio semplice e conforme alla logica che la stessa Agenzia delle entrate, nonostante alcune resistenze iniziali, ha ritenuto di dover condividere e sancire, a chiare lettere, nel testo della recente circolare n. 28/e interamente dedicata alle risposte fornite durante gli incontri con la stampa specializzata.

Oltre a chiarire l'equivalenza fra accertamento sintetico e quote o canoni pagati nel corso dell'anno, la risposta delle entrate contenuta nel suddetto documento di prassi amministrativa è importante anche perché introduce il concetto di acquisto di «bene di natura patrimoniale». A esso si contrappone per converso il concetto di spesa corrente o di mantenimento.

Nel bilancio personale e familiare, così come in quello aziendale del resto, esistono dunque due fondamentali categorie di spese: quelle correnti o di mantenimento e quelle per l'acquisto di beni a contenuto patrimoniale.

Le spese correnti o di mantenimento vengono generalmente sostenute tramite pagamenti in unica soluzione attingendo alla cassa familiare o ai conti correnti bancari. Nella stragrande generalità dei casi e salvo situazioni meramente marginali, tali spese incideranno integralmente alla formazione del reddito sinteticamente determinabile ex articolo 38, quarto comma del dpr 600/73. Difficilmente il contribuente potrebbe opporre la prova contraria del mancato sostenimento di tali spese o del ricorso a strumenti finanziari per la copertura di tali costi. Un caso a sé potrebbe tuttavia essere rappresentato dall'espansione delle forme di credito al consumo o personale tramite il quale si concedono piccole somme a prestito necessarie proprio alla copertura delle spese di sostenimento del singolo soggetto o del nucleo familiare.

L'altra categoria di spese è costituita invece da quelle spese, meno frequenti, identificabili come destinate ad acquisti di beni a contenuto patrimoniale. In questi casi è facilmente ipotizzabile che il soggetto ricorra alla copertura finanziaria di tali acquisti con finanziamenti, leasing, apporti di familiari ecc. Ovvio che tali circostanze dovranno essere non soltanto enunciate nel corso del contraddittorio con il fisco o del dibattimento nelle aule delle commissioni tributarie, ma circostanziate e adeguatamente documentate.

Tuttavia, il semplice fatto che secondo l'id quod plerumque accidit l'acquisto di un bene patrimoniale sia da tenere distinto dalle spese correnti è già un primo ed importante risultato che i contribuenti potranno far valere in più di una circostanza. Il vecchio redditometro infatti per questi tipi di acquisto aveva risolto ogni controversia attraverso il concetto di spesa per incrementi patrimoniali, sulla base della quale l'acquisto, per esempio, di un immobile, si presumeva sostenuto con i redditi conseguiti nell'anno di sostenimento della spesa e nei quattro precedenti. Oggi, nella nuova formulazione dell'accertamento sintetico voluta dal legislatore del dl 78/2010, la spesa per incrementi patrimoniali è scomparsa e quindi l'acquisto dello stesso immobile potrà essere considerato come effettuato interamente con i redditi posseduti dal contribuente nell'esercizio di acquisto. Ma l'abrogazione della spesa per incrementi patrimoniali, grazie alle considerazioni sopra formulate, potrà continuare a trovare una sua peculiare collocazione in ordine alla prova della copertura finanziaria grazie anche alle considerate aperture dell'amministrazione finanziaria contenute nella circolare n. 28/e del 21 giugno scorso. Non solo quindi l'acquisto tramite finanziamento andrà considerato alla luce delle quote o dei canoni pagati nell'anno ma la stessa natura di bene patrimoniale farà presumere che lo stesso sia il frutto dei redditi di anni precedenti.

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