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Sintetico più leggero con le rate

di Andrea Bongi  

L'acquisto a rate alleggerisce l'accertamento sintetico. Nel caso di acquisto di beni di natura patrimoniale tramite finanziamento per il sintetico puro rileveranno infatti solo le quote o i canoni pagati nel corso dell'anno. La nuova formulazione dell'articolo 38 del dpr 600/73, come modificata dal dl 78/2010, prevede due distinte forme di accertamento alternative fra loro: accertamento sintetico puro e redditometro. In relazione alla prova contraria che incombe sul contribuente, l'agenzia delle entrate conferma il riferimento al reale reddito finanziario disponibile nozione reddituale depurata quindi dalle variazioni puramente fiscali o da costi non finanziari come ammortamenti, accantonamenti per tfr, per rischi ecc.

Sono queste le precisazioni delle entrate sul nuovo accertamento sintetico contenute nella circolare n. 28/e di ieri interamente dedicata alle risposte fornite nel corso degli incontri con la stampa specializzata.

Tutte e tre le risposte in materia di nuovo accertamento sintetico sono state rese dai tecnici delle entrate durante la teleconferenza di ItaliaOggi sulle novità fiscali del 14 gennaio 2011.

Si tratta di precisazioni importanti che definiscono meglio i contorni e le finalità del nuovo accertamento sintetico alla luce delle modifiche allo stesso apportate dall'articolo 22 del dl 78/2010. Il fatto che detti chiarimenti siano stati trasfusi in un documento di prassi amministrativa ufficializza il contenuto delle risposte che erano già state oggetto di analisi e commento all'epoca in cui le stesse furono rese.

In primo luogo l'Agenzia ha chiarito che a decorrere dal periodo d'imposta 2009 i contribuenti italiani potranno subire alternativamente un accertamento sintetico basato sulla «somma delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d'imposta» oppure un redditometro vero e proprio basato sul «contenuto induttivo di elementi significativi di capacità contributiva». Per dirla in gergo puramente tecnico si potrà subire un accertamento ai sensi del quarto comma dell'articolo 38 del dpr 600/73 (sintetico puro) o un accertamento ai sensi del comma quinto dello stesso articolo 38 del dpr 600/73 (redditometro). Mai si potrà però subire un accertamento basato su entrambi gli strumenti, perché come recita espressamente la circolare n. 28/e, gli stessi sono alternativi fra di loro.

Sul punto la circolare in commento ha ritenuto di dover confermare l'originario contenuto della risposta fornita a ItaliaOggi nella citata teleconferenza in ordine al momento in cui gli uffici potranno scegliere lo strumento da adottare. Si tratta di una scelta che non dovrà essere operata a monte ma che potrà essere effettuata anche successivamente, in base alle risultanze istruttorie. Questo passaggio è estremamente delicato e sarà fonte di più di una discussione qualora fosse realmente recepito nella prassi operativa. È difficile infatti ipotizzare un invito al contraddittorio nel quale non sia espressamente individuato – ab origine – l'oggetto del contendere. In una tale situazione il vantaggio per il fisco sarebbe infatti troppo elevato. I funzionari delle entrate potrebbero raccogliere elementi proprio dal contraddittorio con il contribuente e decidere soltanto a posteriori quale strada intraprendere scegliendo fra le alternative possibili: sintetico puro o redditometro.

Estremamente importante anche il contenuto della seconda risposta sul redditometro recepita nella circolare n. 28/e di ieri. Quando il contribuente acquista un bene di natura patrimoniale tramite finanziamento (mutuo, leasing ecc.) ciò che rileva non è il valore del bene acquisito, ma unicamente le quote o i canoni pagati nell'anno che andranno ad aggiungersi alle altre spese sostenute nel corso del periodo d'imposta esaminato. Anche in questo caso si tratta di una precisazione che raccoglie le istanze a suo tempo formulate sulle pagine di questo quotidiano (si veda ItaliaOggi del 15/10/2010) e che conferma la natura prettamente «finanziaria» del nuovo accertamento sintetico puro. Interessante e da sviluppare anche il concetto di «bene di natura patrimoniale» espresso nella risposta delle entrate, la cui distinzione rispetto alle «spese di natura corrente» potrebbe avere in futuro più di un risvolto pratico, specie nelle fasi contenziose.

In tema di prova contraria, la terza ed ultima risposta sul redditometro contenuta nella circolare in commento, precisa come si debba far riferimento al concetto di «reale reddito finanziario disponibile». Non conta dunque il reddito dichiarato ai fini fiscali che potrebbe essere inquinato da elementi di natura non finanziaria quali: ammortamenti, accantonamenti per rischi, trattamento di fine rapporto e simili.

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