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Siniscalco si dimette da Assogestioni

Domenico Siniscalco si dimette da presidente di Assogestioni, l’associazione italiana del risparmio gestito che rappresenta le Sgr italiane.
A scatenare la decisione è stata quella che, anche per gli effetti che potrebbe avere sugli azionisti di minoranza, è ormai da considerarsi la partita finanziaria più delicata del momento: cioè il riassetto di Telecom Italia, l’ex-monopolista telefonico passato sotto il controllo (di fatto) degli spagnoli di Telefonica ma ancora capace di raccogliere sotto la sua compagine uno dei nuclei storici più folti di piccoli soci e investitori istituzionali.
Proprio Siniscalco, ex-ministro del Tesoro ed economista cresciuto alla scuola di Franco Reviglio, avrebbe dovuto rappresentare questi ultimi in queste settimane decisive per il futuro della società telefonica. Ma a finire sotto i riflettori è stato il doppio ruolo di Siniscalco, un conflitto d’interesse finanziario impossibile da sciogliere se non con le dimissioni da presidente di Assogestioni: da una parte Siniscalco era infatti numero uno dell’associazione delle Sgr e dall’altra presidente in Italia della statunitense Morgan Stanley, uno dei colossi finanziari nel mondo tra le banche d’investimento. Proprio a Morgan Stanley, Telecom Italia ha infatti affidato il mandato per il convertendo e la vendita delle torri, operazioni che in una fase delicata come questa sono entrate nel mirino dei piccoli soci (raccolti nella Asati) insoddisfatti della strategia del gruppo, a loro dire asservito agli interessi del solo azionista spagnolo Telefonica.
Le dimissioni sono state annunciate nella serata di ieri, ma fin dalle ore precedenti erano circolate indiscrezioni sulla decisione ormai maturata da Siniscalco. Tanto che fin dal mattino i responsabili di Assogestioni hanno proceduto a perfezionare un comunicato. Secondo quanto spiegato dalla associazione del risparmio gestito le dimissioni sono maturate «per il potenziale conflitto di interessi» che sarebbe potuto nascere tra il suo ruolo di presidente dell’associazione e il suo ruolo ricoperto in una banca di investimento internazionale (appunto Morgan Stanley ndr). Assogestioni ha specificato che a incidere sulla scelta sono stati «puramente di motivi di opportunità», in quanto «i presidi di indipendenza che l’associazione ha definito circa il comitato dei gestori, e che hanno sempre funzionato, assicurano che il presidente non abbia alcun ruolo nelle vicende assembleari delle società quotate». Tuttavia, «in una vicenda delicata e complessa come quella che riguarda la prossima assemblea di Telecom Italia occorre procedere senza sospetti di ogni genere» ha tenuto a precisare Assogestioni. Ecco perché la decisione di lasciare «ha effetto immediato e viene presa prima che il comitato dei gestori assuma qualsiasi decisione in merito alla questione Telecom».
L’Associazione ha infine espresso a Siniscalco «vivo apprezzamento per i successi raggiunti e un ringraziamento per l’attività svolta in questi anni». Come previsto dallo statuto, le funzioni del presidente sono state attribuite al vice, Giordano Lombardo, presidente di Pioneer Investments, fino alla convocazione dell’assemblea.
Come detto, la decisione era comunque nell’aria: la volontà dell’associazione di categoria dei fondi d’investimento è quella di sgombrare il campo da ogni potenziale danno d’immagine. I prossimi giorni saranno decisivi per le decisioni dei grandi fondi in vista dell’assemblea del 20 dicembre di Telecom Italia. Marco Fossati, azionista con il 5% del capitale, starebbe infatti dialogando con gli investitori istituzionali su un nuovo piano industriale che dovrebbe ottenere il sostegno per una lista comune da opporre a quella di Telefonica-Telco. Nell’ultima assemblea di Telecom i fondi avevano raccolto il 20% del capitale azionario, quota che unita a quella di Fossati potrebbe puntare a creare un ribaltone a danno degli spagnoli. Ma per avere una minima speranza di raggiungere questo obiettivo, un’alleanza che resta comunque difficilissima da trovare, occorreva tagliare ogni possibile conflitto d’interesse.

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