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Siniscalco lascia Assogestioni per il doppio ruolo su Telecom

Domenico Siniscalco si dimette dalla presidenza di Assogestioni per un “potenziale conflitto di interessi”. L’ambito dove questo conflitto potrebbe manifestarsi, secondo l’ex ministro del Tesoro, è la contesa intorno alla Telecom. «In una vicenda delicata e complessa come quella che riguarda la prossima assemblea di Telecom Italia occorre procedere senza sospetti di ogni genere. Ecco perchè la decisione di lasciare ha effetto immediato e viene presa prima che il comitato dei gestori assuma qualsiasi decisione in merito alla questione Telecom», ha scritto Siniscalco in una nota.
In realtà, come Repubblica ha sottolineato in un articolo di ieri, il conflitto “potenziale” si è già manifestato dal momento che Morgan Stanley, la banca d’affari americana di cui Siniscalco presiede la filiale italiana, si è appena assicurata due incarichi importanti proprio da Telecom Italia. E cioè il collocamento del convertendo da 1,3 miliardi, andato a ruba grazie a un prezzo molto allettante per gli investitori, e la cessione delle torri di trasmissione in Italia e Brasile che avverrà nei prossimi mesi per un valore superiore al miliardo di euro. Due affari che hanno portato o porteranno un buon incasso a Morgan Stanley in termini di commissioni e che, almeno nel primo caso, sono state contestate dai piccoli investitori rappresentati anche da Assogestioni, di cui Siniscalco era presidente fino a ieri. Due cappelli che risultano incompatibili tra di loro anche per un maestro della diplomazia come Siniscalco. Inoltre l’associazione dei gestori di fondi in queste ore deve decidere se presentare una lista di minoranza all’assemblea del 20 dicembre che dovrà deliberare sulla revoca dell’attuale cda. Oppure scegliere di sostenere con i voti e con propri rappresentanti una lista di maggioranza che potrebbe essere promossa dal socio Findim.
Il problema è che sotto la gestione di Marco Patuano, Telecom hapromosso operazioni che nella sostanza vanno nell’interesse preminente di Telefonica, che si accinge a diventare il socio forte di Telco (che possiede il 22,4% di Telecom), discriminando così i piccoli soci. Il lancio del convertendo – oggetto di un esposto di Marco Fossati che oggi finirà sul tavolo della Consob – ha tagliato fuori Findim (socio al 5%) e i piccoli risparmiatori riservando spazio a Telefonica e una quota più alta del dovuto al fondo americano Blackstone, che non avrebbe neanche potuto partecipare all’operazione in quanto basato negli Usa. Inoltre, in queste ore, il cda di Telecom sta decidendo se finalizzare la vendita della partecipata argentina a un prezzo inferiore ai valori di mercato ma che ha il vantaggio di sollevare Telefonica da una imbarazzante indagine Antitrust in quel paese.
Dunque il Comitato dei gestori di Assogestioni ha ora il delicato compito di decidere se favorire o meno l’insediamento di un nuovo cda in grado di fare gli interessi di tutti gli azionisti e non solo del socio con il 22,4%. La presenza o meno dei fondi sarà determinante anche nell’assemblea straordinaria, convocata per escludere il diritto di opzione, decisione che richiederà un quorum del 50% del capitale e una maggioranza dei due terzi dei presenti. Se ciò non si verificherà l’assemblea verrà riconvocata e a quel punto il quorum scenderàal 20%.
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