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Sindaco unico, vantaggi limitati

di Luciano De Angelis 

Ammesso e non concesso che le srl, anche di grandi dimensioni, siano autorizzate a nominare un sindaco unico, per le società per azioni non sembra particolarmente conveniente l'ipotesi di trasformarsi in società a responsabilità limitata all'unico scopo di risparmiare sull'onere dei controlli. Le due strutture societarie, infatti, sono regolamentate da disposizioni assolutamente distinte e il solo (esiguo) risparmio nel costo dei controlli non sembra un elemento sufficiente a giustificare tale trasformazione.

In ogni caso, qualora, il sindaco unico risultasse ammesso (per esempio nelle società di piccola dimensione siano esse srl o spa), allo scopo di non compromettere l'indipendenza dello stesso, potrebbe essere opportuno che sindaco e revisore non vengano identificati in un unico soggetto.

È quanto appare lecito ritenere a seguito delle previsioni della legge di stabilità in tema di controlli societari.

Le due diverse interpretazioni. In merito alla possibilità di nominare un solo sindaco nelle srl anche di grande dimensione, paventata dall'art. 14 della legge 183/2011 (cd. Legge di stabilità per il 2012), si confrontano, da alcuni giorni in dottrina, due correnti di pensiero:

– la prima appare fondata sul dato letterale della rubrica dell'art. 2477 c.c. (sindaco e revisore legale dei conti), nonché sui contenuti specifici dell'art. 2477 c.c., rivolto indifferentemente a tutte le srl, richiedendo la nomina del sindaco unico in tutte queste società a prescindere da ogni limite dimensionale. Deporrebbero in tale direzione, in ottica sostanziale, la differenziazione delle due forme societarie prevista dal legislatore della riforma (che tuttavia ha espressamente contemplato un organo di controllo pluripersonale e mai monocratico anche nelle srl) nonché il fatto che nelle srl sussista uno specifico potere di controllo da parte del socio non rilevabile nell'ambito delle spa;

– la seconda, fatta propria recentemente da una specifica nota interpretativa del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (si veda ItaliaOggi del 19 /11), è quella secondo cui se l'organo di controllo è obbligatorio (ex art. 2477, commi 2 e 3 c.c.) e al contempo la società superi entrambi i parametri di un milione di patrimonio netto e un milione di ricavi, si applicano alle srl le norme in tema di spa con il conseguente obbligo di nominare un collegio di sindaci.

Depongono in questa direzione, da un lato l'espresso richiamo dell'art. 2477 c.c. all'applicabilità delle norme in tema di spa di cui 4° comma dell'articolo in commento, nonché il fatto che l'atto costitutivo può (e non deve) prevedere la nomina di un sindaco e di un revisore, lasciando intendere che la nomina del sindaco unico sia una possibilità e non un obbligo per le srl; dall'altro il fatto che le srl prive di collegio sindacale (e non di sindaco unico) siano legittimate alla redazione del bilancio semplificato. Inoltre, diversi articoli del codice civile, in ambito srl continuano a oggi a far esplicito riferimento al collegio sindacale (l'art. 2478 che evoca fra i libri sociali quello dei sindaci, il 2479, che richiede ai soci di nominare i sindaci, l'art. 2479-bis in merito alla presenza dei sindaci nelle assemblee totalitarie, l'art. 2479-ter, in merito ai sindaci legittimati alle impugnative assembleari, nonché l'art. 2482-bis che nel caso di perdite oltre 1/3 del capitale richiede ai sindaci specifiche osservazioni) il che farebbe propendere per la «coabitazione» tanto nelle srl che nelle spa del sindaco unico con il collegio.

Premesso che l'interpretazione del Cndcec, appare senz'altro poi più conforme a una logica sistemica che vuole le società di maggiori dimensioni (a prescindere dalla forma giuridica) dotate di un organo di controllo maggiormente articolato (così come, ad esempio è previsto per gli enti locali), cerchiamo nel proseguo di capire, qualora divenisse prevalente la prima interpretazione, se possa realmente risultare conveniente, nei prossimi mesi, per spa di medie dimensioni, trasformarsi in srl al solo scopo di limitare gli oneri di controllo.

I costi dei controlli. Il costo dell'organo di controllo, come noto, va suddiviso negli oneri per il collegio sindacale incaricato delle verifiche ex art. 2403 c.c. e della revisione legale prevista dall'art. 14 del dlgs 39/2010.

L'organo unico non andrà in nessun modo a incidere sulle seconde, atteso che gli oneri della revisione si basano sulle ore dedicate a detta attività (si veda l'art. 32 della tariffa professionale dei dottori commercialisti nonché le usuali tariffe dalle società di revisione). Ne deriva che gli oneri relativi a tali controlli sono del tutto indipendenti dalla composizione unipersonale o pluripersonale dell'organo di controllo.

Per ciò che concerne la funzione sindacale, di contro, appare poco verosimile che un unico professionista possa accettare di effettuare individualmente tutti i controlli realizzati da un collegio, allo stesso prezzo di un unico sindaco. Più ragionevole, appare in questi casi l'attestazione del compenso a un livello almeno doppio di quello per il singolo sindaco. Ne deriva che presumibilmente il risparmio per le imprese risulterebbe davvero irrisorio (nell'ordine di poche migliaia di euro, al netto delle imposte).

Va da sé che qualora prevalesse l'ipotesi secondo cui nelle srl un sindaco unico sia sempre ammesso, eventuali trasformazioni da spa in srl per beneficiare dei minori costi, i soci non potranno non considerare anche tutte le specifiche e fondamentali differenze delle due forme societarie.

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