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Sindaci, vale la condanna

Nella valutazione della correttezza dei componenti del collegio sindacale non si deve prendere in considerazione l’assunzione di incarichi in procedure concorsuali né la ricorrenza di indagini o procedimenti penali in corso. Questa una delle proposte di modifica allo schema di decreto ministeriale (Mef) che definisce il regolamento in materia di requisiti necessari per far parte del collegio sindacale delle banche e degli intermediari finanziari presentate ieri dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.

«Esprimiamo apprezzamento per la struttura del documento e per l’esatta individuazione di requisiti di indipendenza, di professionalità degli esponenti nonché per la fissazione di criteri volti al monitoraggio e alla valutazione dei medesimi da parte degli organi competenti», affermano in una nota i consiglieri nazionali Massimo Scotton e Lorenzo Sirch. Tuttavia, il Consiglio ha presentato una serie di proposte di modifica. Il decreto attua le previsioni dell’art. 26 del Testo unico bancario. Come previsto dall’articolo, gli esponenti delle banche devono essere in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e soddisfare i criteri di competenza e correttezza.

Secondo lo schema di decreto, per soddisfare il criterio di correttezza il soggetto in questione non deve, tra le altre cose, svolgere incarichi in imprese sottoposte a procedure concorsuali. Inoltre, sullo stesso non devono pendere indagini e procedimenti penali. Il Cndcec chiede di sopprimere i due criteri in questione; in particolare, «l’apertura di procedimenti penali o di indagini mai equivale a una sentenza di condanna definitiva». Tra le altre proposte di modifica, viene avanzata l’ipotesi di prevedere requisiti di professionalità e competenza anche per gli esponenti di confidi, per i quali la norma stabilisce, invece, esclusivamente l’applicazione dei requisiti di onorabilità.

In merito al riconoscimento del requisito di professionalità, la norma stabilisce che il suddetto criterio è rispettato quando il componente del collegio sindacale risulta iscritto nel registro dei revisori legali. Il Consiglio avanza l’ipotesi di prevedere il requisito soddisfatto anche previa iscrizione all’albo dei commercialisti. Un altro degli aspetti trattati dal Cndcec è quello relativo al limite del cumulo degli incarichi non esecutivi che un sindaco deve rispettare. Il decreto, all’art. 17, stabilisce che ciascun esponente di banche di maggiori dimensioni non può assumere più di un incarico esecutivo insieme a due incarichi non esecutivi oppure quattro incarichi consecutivi. Il consiglio pone in discussione questa ultima previsione, in quanto «essendo incarichi non esecutivi, non è condivisibile il limite senza che vengano presi congiuntamente in considerazione altri fattori che possano influire sull’efficiente svolgimento dell’incarico».

In linea generale, i commercialisti chiedono di rivedere i limiti al cumulo degli incarichi in funzione della tipologia di società, del settore di riferimento e della specificità dell’incarico assunto. Infine, viene considerata «del tutto irragionevole la previsione di cui all’art. 18, comma 1, dove si stabilisce che il meccanismo di valutazione del cumulo degli incarichi non opera per gli esponenti che ricoprono nella banca incarichi in rappresentanza dello stato e degli enti pubblici». Secondo i commercialisti, infatti, la previsione causa un’ingiustificata disparità di trattamento tra esponenti aziendali che ricoprono cariche in rappresentanza dello stato e chi non li ricopre.

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