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I sindacati: superare la Fornero, uscite a 62 anni o 41 di contributi

Estendere la flessibilità nell’accesso alla pensione, consentendo di andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi (a prescindere dall’età).

È una delle proposte contenute nella piattaforma unitaria presentata ieri in un webinar dai leader di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri in vista dell’avvio del confronto sulle pensioni, annunciato per questo mese dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Dal 1 gennaio 2022 con la fine della sperimentazione di Quota 100, in assenza di interventi, si tornerà alla legge Fornero, prospettiva che preoccupa i sindacati. «Pensare che dopo la fine di Quota 100 sia possibile ritornare al modello Fornero con un salto anagrafico di 5 anni, da 62 anni ai 67 anni della pensione di vecchiaia, significa non essere sintonizzati sulla vita reale delle persone» ha sottolineato Sbarra. Per Cgil, Cisl e Uil vanno «sensibilmente ridotti» i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale), «penalizzando i redditi più bassi».

I sindacati chiedono anche di modificare l’attuale meccanismo automatico di adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, che considerano «doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi di accesso alla pensione sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione».

Al governo Cgil, Cisl e Uil chiedono di introdurre condizioni più favorevoli d’accesso alla pensione alle categorie più deboli, a partire da quelle che rientrano nell’Ape sociale (disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti). Altra richiesta è la riattivazione della commissione di analisi sulle gravosità dei lavori per estendere la platea dei lavori gravosi ed usuranti «in base a dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita».

Un capitolo è dedicato ai giovani. «Va fatta una pensione di garanzia per i giovani che è un minimo al di sotto della quale non poter scendere e che può essere un valido strumento di tutela contro i vuoti contributivi nelle carriere spesso precarie dei giovani e non solo», ha detto Landini che «in caso di risposte negative del governo» ha invitato Cisl e Uil a «valutare unitariamente quali iniziative mettere in campo». Di fronte alla diffusione dei lavori discontinui, o del part-time tra giovani e donne, considerando che chi rientra nel sistema contributivo non può contare sull’integrazione al minimo della pensione, per i sindacati è prioritario assicurare un assegno pensionistico dignitoso attraverso una pensione contributiva di garanzia, collegata agli anni di lavoro e di contributi versati, che valorizzi previdenzialmente i periodi di disoccupazione, di formazione e di basse retribuzioni.

Quanto alle donne. Gli interventi normativi degli ultimi anni hanno equiparato i requisiti per la pensione di vecchiaia fra uomini e donne, ma rimangono ancora profonde differenze fra i due generi nel mercato del lavoro, nei percorsi professionali e nella distribuzione del lavoro di cura in ambito familiare. La proposta è di prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne e la proroga di “Opzione donna”, il riconoscimento di dodici mesi di anticipo per ogni figlio (o una maggiorazione del coefficiente di trasformazione) e la valorizzazione ai fini pensionistici del lavoro di cura di disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

Altro tema caro ai sindacati, la separazione tra assistenza e previdenza: «Per quattro anni abbiamo chiesto una commissione in grado di dividere previdenza da assistenza – ha aggiunto Bombardieri-. Altrimenti si continua a portare avanti la tesi secondo cui la spesa pensionistica in Italia è sopra la media europea ed è falso». Per promuovere la diffusione della previdenza complementare si chiede un nuovo periodo di silenzio-assenso e un’adeguata campagna informativa.

Ma il tema delle pensioni è strettamente collegato alla gestione delle ristrutturazioni aziendali. Per gestire le transizioni occupazionali i sindacati chiedono di rendere più accessibili ed efficaci gli strumenti esistenti come il contratto di espansione e l’isopensione (che prevedono l’uscita anticipata dal lavoro, rispettivamente, di 5 e 7 anni dalla maturazione della pensione), andando oltre gli interventi migliorativi dell’ultima legge di Bilancio, che tagliano fuori «la maggior parte del mondo del lavoro» (la soglia d’accesso dimensionale ai conttratti d’espansione è stata portata da mille a 500 e 250 dipendenti, sono ancora escluse le medie e piccole imprese).

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