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Sindacati in piazza sui licenziamenti “Draghi ci ripensi”

Mobilitazione dei sindacati contro lo sblocco dei licenziamenti. Cgil, Cisl e Uil hanno indetto un presidio di protesta per domani alle 10 a Montecitorio: non è ancora lo sciopero generale minacciato qualche giorno fa da Maurizio Landini ma, conferma il leader della Cgil, se non cambia la posizione del governo «valuteremo quali iniziative mettere in campo, non ne escludo neanche una. Non si può cambiare il Paese contro e senza il mondo del lavoro». Replicando al presidente del Consiglio Mario Draghi che aveva parlato di «mediazione in linea con i Paesi Ue» (in effetti solo in Spagna e Grecia ci sono stop ai licenziamenti analoghi a quelli italiani), Landini obietta che «questa non ci sembra la mediazione utile. Il blocco per una parte del mondo del lavoro è il 31 ottobre, continuiamo a pensare che per tutti debba essere quello il limite».
I sindacati confederali stanno anche per inviare una lettera indirizzata a tutte le forze politiche in Parlamento, chiedendo un intervento correttivo in sede di conversione del decreto Sostegni bis. «Al presidente del Consiglio Mario Draghi chiediamo di aprire un tavolo di confronto, ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti – dice il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri -. Quando si tratta di dare soldi alle aziende si danno a tutte, non riesco a capire perché invece il blocco dei licenziamenti debba essere selettivo». E il leader della Cisl Luigi Sbarra lancia un appello anche a Confindustria e a tutte le organizzazioni datoriali, invitandole a un confronto «per orientare le aziende a non produrre licenziamenti e a sottoscrivere intese per utilizzare i contratti di solidarietà, gli ammortizzatori sociali, il fondo nuove competenze », tutti gli strumenti in campo per arrivare a evitare i licenziamenti, anche se dovesse essere confermato lo sblocco dal primo luglio.
Nella mobilitazione di domani Cgil, Cisl e Uil chiederanno anche l’approvazione della riforma degli ammortizzatori sociali, la ripresa dei tavoli di confronto sulle crisi aziendali al Ministero dello Sviluppo economico, la stipula di un accordo nazionale su salute e sicurezza sul lavoro. Contestano inoltre le norme di semplificazione degli appalti che il governo dovrebbe varare con il prossimo decreto.
L’impatto dello sblocco dei licenziamenti è stimato nella perdita di circa 130 mila posti di lavoro, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, 577 mila per Bankitalia, mentre secondo la Uil a rischio ci sono tra i 500 mila e i 2 milioni di lavoratori. Il divieto di licenziare rimane, fino al 31 dicembre, solo per le aziende ancora in difficoltà, che avranno la facoltà di accedere alla Cig ordinaria senza pagare i contributi addizionali. Una misura che, secondo la relazione al Dl Sostegni bis, costa 164 milioni di euro.
Contro i licenziamenti si muovono anche altri sindacati: l’Usb ha proclamato otto ore di sciopero, la mobilitazione inizierà la prossima settimana e si articolerà a livello provinciale con presidi e manifestazioni di fronte alle sedi di Confindustria e alle prefetture.
E già oggi saranno in piazza a Roma i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm, a sostegno dei lavoratori più a rischio, come quelli della Whirlpool, che potrebbero essere tra le prime vittime della ripresa dei licenziamenti: «Questa vertenza rischia di precipitare se i lavoratori verranno lasciati soli – denunciano -. La politica non può assistere inerme e colpevole a questo scempio».
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