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Sims e Sargent, due Nobel anti-crisi

di Massimo Gaggi

NEW YORK — Nel 1976 Robert Lucas, celebre economista della Scuola di Chicago, criticò come inefficaci i modelli econometrici usati per analizzare in quegli anni l'insidiosa crisi globale sfociata nel fenomeno della «stagflazione». Le ricerche, condotte separatamente da Christopher Sims e da Thomas Sargent — che ieri sono valse ai due accademici americani il Nobel per l'Economia — sono partite proprio da quella critica. La Reale Accademia delle Scienze di Svezia alterna riconoscimenti a personaggi relativamente giovani, apparente conferiti con l'intento di premiare le loro vedute progressiste (Krugman, Stiglitz), a premi a personaggi meno noti i cui contributi di studio sono più tecnici e possono risalire anche a più di quarant'anni fa. La decisione annunciata ieri appartiene di certo alla seconda categoria, ma ha, comunque, un suo aspetto singolare perché i due premiati — uniti dal genere di ricerche effettuate oltre trent'anni fa e dal fatto di insegnare in questo momento, e in modo del tutto casuale, a Princeton — sono assai diversi. Sims, un 68enne cresciuto a Princeton, è considerato uno dei padri della moderna analisi macroeconomica. Suo il «metodo VAR» (se l'espressione vi sembra oscura, pensate che l'alternativa è "autoregressione vettoriale") utilizzato per analizzare, utilizzando un'infinità di formule matematiche, il modo in cui l'economia viene influenzata dalle scelte di politica economica dei governi e da quelle monetarie delle banche centrali. Analisi matematiche che richiedono tempo e pazienza e che consentono di capire solo dopo un bel po' di tempo se un certo intervento ha avuto gli effetti attesi o no. «Il mio metodo non dà risposte alla crisi attuale. Non ho idea di come si possa uscire da questo macello» ha detto ieri Sims, facendo ricorso a un linguaggio assai poco accademico, appena buttato giù dal letto alle 7 del mattino da una telefonata da Stoccolma che gli annunciava il premio e lo trascinava subito in un'audioconferenza stampa.

Ma il contenuto scientifico del lavoro di Sims è certamente di altissimo livello. Basti dire che la sua costruzione macroeconomica è alla base di molte delle ricerche condotte da Ben Bernanke (economista a Princeton prima di andare alla Casa Bianca con Bush e, poi, alla Federal Reserve) e dal capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard.

Anche Sargent è partito dalla sfida di Robert Lucas che, tra l'altro, esaminando l'esperienza dell'iperinflazione europea dopo le guerre mondiali, si chiedeva come fosse possibile combattere l'inflazione senza provocare una grave recessione. La risposta data da questo docente della New York University ha seguito percorsi diversi perché Sargent è un personaggio più eclettico di Sims: economista ma anche storico dell'economia, è celebre soprattutto per aver costruito all'inizio della sua carriera accademica la teoria delle aspettative razionali che, benché contestata da molti, ha finito per influenzare profondamente il pensiero economico, il comportamento degli attori politici e, a volte, anche delle autorità monetarie. Nonostante la contestazione della scuola dell'economia comportamentale e la stessa correzione di rotta di Sargent che, anno dopo anno, modificò le sue convinzioni, l'idea che i soggetti del mercato scelgano sempre in modo razionale e siano, perciò, più «saggi» dei governi, è divenuta una bandiera dei liberisti e, a partire dagli anni 90 del Novecento, è stata applicata con rigidità ideologica anche dall'allora capo della Fed, Alan Greenspan. Ma il contributo scientifico di Sargent è andato ben oltre la tesi che gli ha dato la celebrità.

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