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S’impenna l’Irpef delle regioni

Impennata delle addizionali regionali Irpef . Per il 2015, il Lazio ha ridotto le aliquote da tre a due, incrementando tuttavia di un punto l’aliquota più alta (da 2,33 a 3,33%). Il Piemonte ha mantenuto cinque aliquote, innalzando però la massima dal 2,33 al 3,33%, mentre l’Abruzzo è passato da tre (1,54, 1,66, 1,73%) a una sola, scegliendo quella massima dell’1,73% che è dunque valida per tutti gli scaglioni di reddito. Percorso simile per la provincia di Trento, che è passata da due aliquote (0,50 e 1,23%) a una sola, quella massima dell’1,23%.

È quanto emerge da un’analisi dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’Irpef che sono stati trasmessi dalle regioni entro il 30 aprile e già inseriti dal Dipartimento delle finanze nel sito www.finanze.it. Dalle informazioni elaborate in questi ultimi giorni si evince che sono nove le regioni che hanno deciso di adottare una sola aliquota: Sardegna, Trento, Bolzano, Valle d’Aosta, Veneto (1,23%), Abruzzo, Calabria, Sicilia (1,73%) e Campania (2,03%). Le altre 12 invece hanno preferito adottare aliquote differenziate. Di queste, nove, cioè Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, hanno stabilito cinque aliquote, in osservanza delle disposizioni dell’art. 6, comma 4, del dlgs 68/2011, fissandole in base agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale, norma che trova applicazione dal 2015. Tre regioni, invece, hanno adottato un minor numero di aliquote: Basilicata tre, Friuli-Venezia Giulia e Lazio due.

Un’analisi dei dati delle Tabelle fa rilevare che:

– sei regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Sicilia) presentano dei disavanzi di gestione in materia sanitaria, come si desume da alcune disposizioni citate nella casella relativa alle norme di riferimento (come ad es. il comma n. 174 dell’art. 1 della legge n. 311 del 2001 che dispone in ordine ai cosiddetti «automatismi fiscali», vale a dire all’applicazione automatica dell’aliquota massima dell’addizionale regionale all’Irpef prevista dalla normativa allora vigente);

– cinque regioni non hanno adottato maggiorazioni di imposta, ma hanno fissato l’aliquota unica nella misura dell’aliquota base pari al 1,23 % (Sardegna, Trento, Bolzano, Valle d’Aosta, Veneto);

– sette regioni hanno approvato disposizioni particolari per l’applicazione dell’addizionale, come si desume dall’apposita casella compilata dalla Regioni: Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Veneto e dalle province autonome di Trento e di Bolzano;

– l’aliquota più elevata è quella adottata dalla Regione Lazio, pari a 3,33% per i redditi superiori a 15 mila euro e dalla Regione Piemonte, sempre pari a 3,33%, per i redditi, però, superiori a 75 mila euro; le regioni dal 2015 in base all’art. 6 del dlgs n. 68 del 2011 possono maggiorare l’aliquota dell’addizionale fino a un massimo del 2,1 punti percentuali arrivando quindi al 3,33% massimo;

– l’aliquota più bassa è quella approvata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia: per il primo scaglione di redditi, è pari a 0,70%, e a 1,23% per gli altri scaglioni. Quest’ultima aliquota è stata adottata anche da Sardegna, Trento, Bolzano, Valle d’Aosta e Veneto.

Con la pubblicazione è stato, quindi, assolto l’adempimento previsto dal dlgs n. 175 del 2014 che detta norme sulla semplificazione fiscale e sulla dichiarazione dei redditi precompilata e che proprio per agevolare detta attività, ha inserito nell’art. 50, comma 3, del dlgs n. 446 del 1997 – che ha introdotto l’addizionale regionale all’Irpef – le norme che dispongono la pubblicazione dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’Irpef sul sito www.finanze.it .

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