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“Siete in un controsenso tasse su, ma incassate meno Pagare poco, pagare tutti”

«Bisogna riconoscere una volta per tutte che gli eccessi tributari sono dannosi per l’economia. Non c’è bisogno di ulteriori dimostrazioni: in Europa, e in Italia in particolare, è stato superato ampiamente il livello di equilibrio, il punto oltre il quale se si aumentano le tasse diminuiscono le entrate dello Stato. Si insegue un pareggio di bilancio che non si raggiunge mai e si seminano disoccupazione e malcontento sociale ». E’ drastico Arthur Laffer, classe 1940, l’economista di Stanford autore della famosa “curva” che porta il suo nome. «E’ una parabola: se si aumenta troppo l’imposizione, le entrate fiscali anziché salire crollano. Le aziende chiudono, si perde la spinta a intraprendere attività economiche. L’imposizione del 100% è uguale a quella dello 0%: va identificato il punto oltre il quale la tassazione diventa dannosa». Sulla base di quest’intuizione, Laffer divenne economista di Ronald Reagan e artefice di un’invidiabile stagione di crescita. «Avevamo ritmi cinesi, l’8-9% l’anno. Tutto si è infranto sugli errori non di Clinton, per il quale ho votato, ma di G.W. Bush: porta personalmente, insieme ad altre, la colpa della crisi del 2008».
Come risalire verso la sezione virtuosa della “curva”?
«Primo: pagare meno ma pagare tutti. In America siamo a livelli scandalosi: Warren Buffett, con le deduzioni e i sotterfugi varati da Bush, paga l’1% del reddito in tasse. E Bill Gates con la sua Fondazione ha un budget maggiore di quello del governo e detta la politica in Africa. Lo stesso in Europa: tagliando i benefit sui ricchi si può arrivare ad un’aliquota percentuale unica, tutt’al più due come facemmo con Reagan, e il gettito totale aumenta. Poi va ridotto il perimetro delle attività statali, serve un cambio culturale ».
E’ più sicuro rilanciare le privatizzazioni che puntare su sempre maggiori entrate fiscali?
«Troppe tasse riducono la volontà di investire e lavorare. Lo Stato deve garantire autostrade e scuole uscendo da una miriade di attività. E deve usare criteri privatistici nelle attività che mantiene: un docente bravo va pagato di più di uno scarso. E’ importante come si spende il denaro, non solo quanto se ne raccoglie».
Sul lavoro siamo alla ricerca di un modello, che si dice che non deve essere quello americano. È così terribile?
«Macché. Fra sussidi e provvidenze, spesso conviene vivere col welfare, smentendo quello che diceva Kennedy: il miglior welfare lo dà uno Stato che ti induce a cercare un lavoro. E vorrei smentire un altro punto: neanche da noi c’è coordinamento fra politica monetaria e fiscale. La Fed ha ecceduto con lo stimulus spending: 3,7 trilioni di dollari in un anno, una volta e mezzo le entrate fiscali. Mai sentito di un’economia tartassata e prospera insieme. Si sono create bolle di liquidità che scoppieranno presto».
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