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Siena, la Bce chiede meno Npl

Un macigno si è abbattuto sul Monte dei Paschi. L’istituto senese ha ricevuto dalla Bce una lettera che chiede il rispetto di alcuni requisiti sui crediti deteriorati e, in particolare, la loro riduzione per circa 10 miliardi di euro nel prossimo triennio. Nel dettaglio, la banca guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Viola dovrà ridurre l’esposizione netta agli Npl dai 24,2 miliardi di fine 2015 a 14,6 miliardi nel 2018.

In termini lordi dovrà passare da 46,9 a 32,6 miliardi.

La doccia fredda ha avuto pesanti ripercussioni sui mercati: il Montepaschi, che a Piazza Affari è crollato lasciando sul terreno il 13,99% a 0,329 euro, ha trascinato al ribasso l’intero settore del credito. I volumi su Mps sono stati molto elevati, con 166,39 milioni di pezzi scambiati, pari al 5,67% del capitale, rispetto alla media giornaliera delle ultime 30 sedute di circa 67 milioni di titoli.

Nella bozza di decisione proveniente dall’Eurotower viene anche richiesto di fornire entro il 3 ottobre un piano che definisca quali misure possano essere adottate per ridurre il rapporto fra il totale delle sofferenze e il totale dei crediti al 20% nel 2018. Mps ha annunciato di aver attivato subito un dialogo con Francoforte per comprendere l’esatta portata di tutte le indicazioni contenute nel documento e presenterà le proprie osservazioni entro la scadenza di venerdì prossimo. La decisione finale della Bce è quindi attesa entro la fine del mese. L’istituto ritiene comunque che i parametri richiesti siano in linea con gli obiettivi di un programma di specifiche azioni, recentemente approvato dai competenti organi della banca e sottoposto alle valutazioni della Bce, finalizzato all’incremento dell’importo delle dismissioni di sofferenze già contenuto nel piano industriale 2016-2018.

Intanto il Montepaschi ha presentato istanza di patteggiamento al gup di Milano, Livio Cristofano, nell’ambito del procedimento penale relativo alle operazioni Alexandria, che aveva come controparte la banca giapponese Nomura, e Santorini che aveva interessato Deutsche Bank. I reati, che riguardano ipotesi di false comunicazioni sociali, abuso di mercato e ostacolo alla vigilanza, sono stati addebitati agli ex vertici amministrativi per il periodo compreso tra il 2009 e il 2012. Il giudice, dopo avere stralciato la posizione dell’istituto senese, ha fissato al 19 settembre la data per la decisione. Se l’istanza di patteggiamento fosse accolta, la banca uscirebbe dal processo come imputata dell’illecito amministrativo conseguente ai reati dei propri ex vertici, limitando le conseguenze a una sanzione amministrativa pecuniaria di 600 mila euro e a una confisca per 10 milioni. Nello stesso procedimento Mps è costituita parte civile nei confronti di ex amministratori e dirigenti in carica all’epoca dei fatti.

Massimo Galli

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