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Siena-Genova-Milano, nuove alleanze allo sportello

Da ieri sera i top manager di 131 banche dell’eurozona sanno se il loro istituto è stato promosso o bocciato dagli esami della Bce. Per chi è carente di patrimonio scatteranno le misure di recupero. E una via possibile — anche se complessa nel concreto — è quella delle integrazioni tra istituti.
Tra le 15 banche italiane gli occhi sono puntati sulle più deboli tra le grandi come Mps o Carige. Quest’ultima è quella considerata più a rischio: l’aumento da 800 milioni realizzato nel 2014 potrebbe non bastare e per questo già oggi potrebbe chiudere la vendita del ramo assicurativo al fondo Usa Apollo per 300 milioni. L’istituto ligure potrebbe aggregarsi con una popolare del Nord come Bper, Bpm e Banco Popolare, anche se c’è da superare lo scoglio di unire una spa con una coop. Anche Mps ha realizzato 5 miliardi di aumento e dunque potrebbe aver bisogno di un cuscinetto minimale (per Jp Morgan 200 milioni) recuperabile in vari modi, come un bond subordinato. Altri osservatori puntano poi il dito sulle non quotate come Popolare Vicenza e Veneto Banca.
Nel 2014 in Italia le banche hanno alzato le barriere raccogliendo oltre 10 miliardi di capitali. Dunque — se non emergessero situazioni di estremo allarme — il risiko bancario non è atteso nell’immediato. D’altronde la stessa Bce concede fino a nove mesi di tempo alle banche che non superano gli stress test per mettersi a posto con il patrimonio. È possibile dunque che i cantieri delle integrazioni partano una volta chiusi i bilanci 2014. Perché la vera sfida sarà l’economia reale, ben peggiore per esempio dello scenario base dello stress test, che per l’Italia ipotizza un pil 2014 in crescita dello 0,6% e solo in quello estremo un calo dello 0,9%. Mentre la situazione reale è di un Paese ancora in recessione (-0,2% secondo il Fmi). Di conseguenza ci saranno di nuovo accantonamenti e selezione del credito. Insomma da lunedì 27 gli esami ricominciano. Tanto che esperti come Salvatore Bragantini — vedi commento a pag. 27 del Corriere della Sera — suggeriscono una sorta di «manutenzione ordinaria» delle banche, con «esercizi simili, magari meno intensi», da ripetere ogni anno.

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