Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Siemens vuole crescere in Italia Porte aperte per Ansaldo Energia»

L’Italia è un Paese dove investire? «Assolutamente sì. Ci sono persone altamente qualificate e ora il governo ha annunciato che renderà più facile la vita alle imprese. Siamo qui da tanti anni e abbiamo intenzione di rimanerci». Joe Kaeser, 57 anni, è il Ceo mondiale di Siemens, il colosso tedesco attivo nei settori industria, energia, sanità e infrastrutture, che ha 362 mila dipendenti di cui 3.800 in Italia e un fatturato di 75,9 miliardi di euro. Nel nostro Paese, al settimo posto nella geografia globale del gruppo per giro d’affari, Siemens Italia ha chiuso il 2013 con 1,9 miliardi di fatturato, ma l’obiettivo è quello di avvicinarsi ai 2 miliardi pur in un contesto difficile. «Vogliamo crescere», spiega. Crescita organica per il momento, ma non smettono di guardarsi intorno. 
Siete ancora interessati ad Ansaldo Energia, anche se di recente sono entrati i cinesi di Shanghai Electric?
«Ansaldo Energia è interessante, è una buona società specialmente perché usa tecnologia Siemens nelle turbine a gas. In una prospettiva europea sarebbe una buona alleanza, le nostre porte sono aperte in qualsiasi momento, se Ansaldo vuole venire deve solo chiamare».
Alla fine Alstom ha preferito l’offerta di General Electric a quella di Siemens, e lo Stato francese rileverà il 20% del gruppo…
«Capiamo che la politica energetica e le infrastrutture sono importanti per il governo francese. Dunque dobbiamo rispettare questa decisione. La fusione con Siemens però rappresentava per il nostro partner un’offerta migliore in termini strategici, industriali, finanziari e sociali. Ora guardiamo avanti e torniamo a concentrarci sui nostri clienti».
L’alleanza Alstom-Ge porterà a un cambio dello scenario europeo e mondiale del business dell’energia? Che ruolo avrà ora Siemens?
«In campo energetico siamo il fornitore leader nell’intera catena: generazione, trasmissione, distribuzione, smart grid (rete elettrica intelligente, ndr ), gestione ed efficientamento. Perciò non siamo preoccupati per gli sviluppi che ci potranno essere a breve. E poi abbiamo la nostra strategia e la nostra tecnologia che sono riunite nella “Vision 2020” di Siemens».
E’ stata persa l’occasione per creare due campioni europei nella generazione elettrica e nei trasporti, così come era stato fatto per Airbus?
«Abbiamo offerto questa possibilità e Alstom ha deciso diversamente. Ora Alstom sarà ridotta a compagnia attiva solo nel settore dei trasporti».
Cosa vuol dire essere un gruppo «mondiale» in un periodo di crisi?
«Offre occasioni e consente scelte, così come la crisi offre opportunità di sviluppo e sfide. Siemens ha una storia industriale di 160 anni. Eravamo nei Brics prima che nel 2001 Goldman Sachs ne coniasse la definizione. Il nostro sviluppo non è improvvisato, a noi interessa il lungo termine».
Che impatto avrà sul mercato italiano la riorganizzazione che nasce dalla «Vision 2020» di Siemens?
«Non si tratta di una strategia o di un programma, la Vision 2020 è un concetto che indirizzerà le prospettive di lungo termine del gruppo, dai focus strategici (energia, infrastrutture, settore industriale e medicale, automazione), alle performance finanziarie, al marketing di prossimità, all’attenzione per la soddisfazione dei clienti. E’ importante per noi avere un management internazionale e vogliamo che ci sia una partecipazione dei dipendenti ai successi del gruppo. E’ un concetto totale che coinvolge tutti gli stakeholder».
E l’Italia?
«L’Italia è uno dei principali Paesi per Siemens ed è attrattivo non tanto per la buona cucina o il buon vino ma per le infrastrutture industriali che possiede, specialmente nel Nord. Ci sono dei veri campioni mondiali, come Enel, Eni, Fiat e altri. Ci sono contractor internazionali. Qui abbiamo un ottimo team. Sono orgoglioso di Siemens Italia».
Cosa pensa della ripresa italiana? Il governo Renzi si sta muovendo nella giusta direzione?
«Credo che il governo italiano stia facendo quello che va fatto in una situazione complessa. C’è un problema di crescita in Europa, anche in Germania. E’ necessario che i leader europei lavorino insieme per arrivare a una soluzione. Ci sono due super potenze, gli Stati Uniti e la Cina: l’Unione europea deve farsi sentire con una politica che la porti al livello economico delle altre super potenze».
Tra il 2006-2008 Siemens è stata al centro di uno grande scandalo per episodi di corruzione. In Italia in questi giorni si parla di Expo e Mose. Siemens come ne è venuta fuori?
«Bisogna fare pulizia e mentre lo si fa si deve essere molto trasparenti. E’ importante avere regole, ma la vera sfida è raggiungere comportamenti corretti non basati sul rispetto di regole ma di valori condivisi».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa