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Sicaf con equiparazione agli Oicr

La nuova definizione di Oicr contenuta nel Tuf comprende ora anche i Fondi di investimento alternativi (Fia) ex Direttiva “Aifm” 2011/61/UE, caratterizzati dagli elementi illustrati nel documento Esma/611/ 2013 (organismo di investimento collettivo, raccolta del capitale, pluralità di investitori e politica di investimento predeterminata). Tra questi figura anche la Sicaf di diritto italiano, società di investimento a capitale fisso cui è ora riservata – assieme alle Sgr e alle Sicav – l’esercizio dell’attività di gestione collettiva del risparmio (nuovo articolo 32-quater, comma 1, Tuf).
Nel nuovo contesto gli operatori dovranno verificare se l’attività di investimento svolta in forma societaria, per le sue caratteristiche e modalità, comporti la necessità di adeguarsi alla disciplina degli Oicr entro il 22 luglio 2014 (Dlgs 44/2014). Viceversa, per alcuni veicoli, potrebbe applicarsi l’esclusione prevista per le «società di partecipazione finanziaria» diverse dagli Oicr, il cui scopo essenziale è la realizzazione di strategie imprenditoriali finalizzate alla crescita di valore nel lungo periodo dei propri investimenti. A tal fine, la holding deve essere quotata in un mercato nella Ue (ed operare per proprio conto) ovvero dimostrare di non essere stata costituita principalmente per generare utili per i propri investitori mediante disinvestimenti. Alla luce delle indicazioni già fornite dalla Commissione europea, tale esclusione parrebbe di stretta interpretazione e, in ogni caso, prevalendo la sostanza sulla forma.
L’obbligatorietà ad adeguarsi al fine di operare come Oicr comporterà rilevanti effetti tributari per i veicoli e per i loro soci. Quanto ai primi, si segnala che la normativa tributaria considera attualmente gli Oicr soggetti passivi dell’Ires classificati tra gli enti non commerciali (circolare 38/E/2013), che beneficiano di un regime di esenzione dall’Ires (e dello status di soggetto “lordista” ai fini della maggior parte delle ritenute sui redditi finanziari) qualora assoggettati a vigilanza prudenziale. Da ciò consegue, a norma dell’articolo 171 del Testo unico, la sistematica “decommercializzazione” dei beni relativi all’impresa, con loro realizzo al “valore normale” ove non confluiscano in un’azienda dell’ente trasformato. Stante il regime di esenzione da Ires, alla Sicaf sarà inoltre precluso l’esercizio dell’opzione per il consolidato nazionale, con l’interruzione delle eventuali fiscal unit in essere.
In capo ai soci esercenti imprese commerciali, a regime, i redditi da partecipazioni in una Sicaf (proventi e plusvalenze) non potranno più beneficiare del regime di parziale esclusione/esenzione proprio delle partecipazioni societarie, mentre saranno integralmente deducibili le minusvalenze da svalutazione e da realizzo. Nel periodo transitorio, l’articolo 171 prevede che le riserve di utili formate prima della trasformazione e iscritte in bilancio con indicazione della loro origine siano assoggettate a tassazione in capo ai soci (come utili da partecipazione) solo in caso di successiva distribuzione. Dovrà essere tuttavia chiarito se questi utili dovranno considerarsi prioritariamente distribuiti rispetto ai successivi risultati di gestione conseguiti dall’Oicr.
Non esiste, invece, una norma che consenta di preservare in capo ai soci l’applicazione del regime “pex” alle plus/minusvalenze relative ai maggiori o minori valori riferibili all’attività d’impresa dell’ente trasformato, con la conseguenza che, verosimilmente, in caso di successiva cessione la plusvalenza sconterà l’imposta in misura piena in capo al cedente. Ciò potrà determinare doppie imposizioni qualora non siano adottate misure volte a disciplinare compiutamente il mutamento di regime fiscale, come è accaduto in occasione dell’introduzione delle Siiq e Siinq (circolare 8/E del 2008). Pare quindi opportuno che il legislatore tributario torni sull’argomento.

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