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Siae a caccia di evasione

Organizzatori di spettacoli e intrattenimenti ed enti senza scopo di lucro sotto la lente della Siae. Per conto del fisco. Anche nel mese di agosto i soggetti che svolgono tali attività hanno ricevuto le lettere della Società italiana degli autori ed editori che comunicano l’avvio di verifiche documentali relative agli anni 2013, 2014 e 2015.

Si tratta di un’attività di controllo volta, da un lato, al recupero dell’Iva e degli imposta sugli intrattenimenti eventualmente evasa, e dall’altro alla verifica dei corretti adempimenti richiesti ai soggetti che applicano il regime di favore di cui alla legge n. 398/1991 (che reca agevolazioni Iva, Ires e Irap e contabili a favore del terzo settore).

La collaborazione tra Agenzia delle entrate e Siae è regolata da una convenzione di durata decennale, in vigore dal 1° gennaio 2010. In base a tale accordo, Siae svolge almeno 20 mila accessi annuali, dei quali il 15% dedicato a verifiche documentali su libri, registri contabili e scritture. La programmazione dei controlli è condivisa annualmente con le Entrate, che forniscono anche specifiche linee guida. La convenzione prevede il riconoscimento di un compenso alla Siae, da calcolare in percentuale al volume degli incassi lordi accertati, nonché una quota incentivante, attribuita solo al superamento degli obiettivi assegnati.

Le lettere ricevute dalle associazioni, che ItaliaOggi ha avuto modo di visionare, invitano il legale rappresentante dell’ente a concordare entro sette giorni data e luogo della verifica. La lista dei documenti necessari alla verifica comprende tra l’altro lo statuto e l’atto costitutivo dell’associazione, i verbali delle assemblee, il libro soci, il registro contabile «contribuenti minori» relativo agli anni sottoposti a verifica, le fatture attive e passive, i blocchetti di ricevute fiscali, contratti di pubblicità e sponsorizzazioni, contributi ricevuti da enti pubblici, modello Eas, dichiarazioni dei redditi e quietanze di versamento F24.

Il contrasto agli abusi nel mondo del terzo settore costituisce una precisa linea d’azione dell’Agenzia delle entrate già dal 2008 e si è intensificato negli ultimi anni. Obiettivo ribadito pure nella circolare n. 16/E del 2016, che ha fornito agli uffici gli indirizzi operativi per l’attività anti-evasione del corrente anno. La preventiva analisi di rischio «deve essere eseguita con la massima cura, utilizzando anche gli specifici applicativi disponibili», si legge nella circolare delle Entrate, «in modo da ottenere una selezione mirata a individuare i soggetti che apparentemente si presentano come non profit, ma in realtà svolgono vere e proprie attività lucrative in settori tipicamente commerciali». Come per esempio la somministrazione di alimenti e bevande, l’organizzazione di viaggi, intrattenimenti e spettacoli. Da via Cristoforo Colombo è arrivata però una raccomandazione alle strutture territoriali, ossia quella di «evitare di perseguire situazioni di minima rilevanza economica e tenere comunque conto del contesto sociale in cui operano, come nei casi, ad esempio, in cui l’attività istituzionale sia rivolta ad anziani, a soggetti svantaggiati oppure riguardi la formazione sportiva per ragazzi (scuole calcio, tennis, pallacanestro ecc.)».

Valerio Stroppa

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