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Sia sonda le banche per l’Ipo, ma tratta con Nexi per la fusione

MILANO

La Cdp studia per Sia un futuro da campione europeo nel settore dei pagamenti. Come questo obiettivo verrà poi realizzato, è tema sul tavolo proprio in questi giorni.

In cantiere resta lo sbarco borsistico di Sia. Con un elemento fattuale: c’è una deadline fissata per la settimana prossima, quando è prevista la scadenza per la selezione dell’advisor per la possibile futura quotazione entro l’anno. A quel punto per Sia si apriranno nei mesi successivi le porte del processo di sbarco a Piazza Affari con la scelta del consorzio di banche global coordinator.

Ma la situazione è in continua evoluzione per il gruppo controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti. C’è un piano B in fase più che intermedia. Non è da escludere che venga scelto una sorta di «dual track», cioè doppio binario.

Sono in corso discussioni con altri grandi player per un’alleanza che potrebbe arrivare fino a una fusione. Le trattative più concrete sono con Nexi, leader italiano nei servizi e infrastrutture per il pagamento digitale che ha come clienti le maggiori banche italiane.

Queste trattative sarebbero favorite anche da un contesto politico che sta diventando molto favorevole alla creazione di un campione, non soltanto italiano ma europeo. Ma, secondo fonti vicine a Cdp, allo studio per la controllata ci sarebbero anche altre soluzioni, come ad esempio alleanze con grandi operatori europei del fintech.

Le prossime settimane saranno probabilmente fondamentali per capire come evolverà la vicenda. La scelta delle banche per la quotazione sembra una mossa necessaria e corrispondente alla strategia già diverse volte esposta dal management del gruppo. Ma la grande fusione con Nexi (controllata dai fondi di private equity Bain Capital, Advent e Clessidra tramite la holding Mercury) è un’opzione che ormai da oltre un anno è sul tavolo, con esiti altalenanti.

Prima della quotazione di Nexi, ad inizio anno (il 16 aprile 2019), il dossier di una fusione con Sia è stato studiato a lungo. Ma a quel tempo, non esistevano le condizioni giuste per un’operazione di questo tipo. Tanto che Nexi è sbarcata in Borsa cedendo con successo il 40% del gruppo a investitori istituzionali.

Così il matrimonio Sia-Nexi, pur non essendo mai sfumato, è stato messo per qualche tempo in un cassetto. Sono stati poi necessari diversi riassetti azionari, sia in Sia sia in Nexi, per riportare in auge il dossier.

Nexi, che dal collocamento ha messo sul piatto una performance positiva di circa il 40 per cento, ha archiviato di recente due importanti assestamenti della propria compagine azionaria.Prima c’è stata Intesa Sanpaolo che si è accordata per il passaggio di un 9,9% di Nexi, operazione strategica studiata all’interno della vendita del ramo aziendale dell’istituto per l’attività di «acquiring». Poi c’è stato il collocamento da parte dei fondi di private equity sul mercato di un 7,7% del gruppo. Una volta che l’operazione con Intesa Sanpaolo sarà formalizzata, Bain, Advent e Clessidra scenderanno al 42% di Nexi.

Importanti cambiamenti ci sono stati anche nella compagine azionaria di Sia. Alla fine dello scorso anno si è infatti chiuso il passaggio del controllo del gruppo europeo di servizi e infrastrutture di pagamento, in capo a Cdp Equity e Poste Italiane. Sono infatti usciti dalla compagine prima F2i sgr e Hat sgr e, successivamente, Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Si tratta di mutamenti importanti che potrebbero favorire, presto, un’unione di Sia e Nexi: propiziata dai soci, quelli vecchi e quelli nuovi come Intesa Sanpaolo, e dal contesto politico.

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