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“Si vota a giugno, alle urne per Brexit”. Annuncio a sorpresa di Theresa May

Ha tenuto la sorpresa in serbo per subito dopo Pasqua. Appena terminato il weekend di festa, l’annuncio inatteso di una “dichiarazione del primo ministro” manda in fibrillazione la stampa inglese. Nulla era trapelato, a dimostrazione che il governo di Theresa May è un bunker da cui non filtrano indiscrezioni. Alle 11 e 15 del mattino, in abito blu (il colore del suo partito) davanti al 10 di Downing street, sgancia la bomba: «Ho deciso di convocare elezioni anticipate per il prossimo 8 giugno». Ragione ufficiale: «Laburisti, liberal-democratici e nazionalisti scozzesi vogliono mettere ostacoli alla Brexit, aiutati dai membri non eletti dal popolo della Camera dei Lord». Per portare a compimento l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue nei negoziati con Bruxelles, la leader dei Tories è giunta così alla conclusione di avere bisogno di un ampio mandato popolare. «Con riluttanza», aggiunge, ammettendo di avere ripetuto più volte, dal giorno in cui ha preso il posto di David Cameron, che non avrebbe mandato il Paese anticipatamente alle urne. Ha cambiato idea, svela qualche ora dopo intervistata da una tv, «durante una vacanza pasquale in Galles, facendo trekking con mio marito».
La ragione reale del voltafaccia, secondo i commentatori inglesi, è un’altra: il vantaggio astronomico nei sondaggi sul Labour di Jeremy Corbyn, 21 punti. Tradotti in seggi, darebbero a May una maggioranza di 120-130 deputati ai Comuni anziché dei 12 che ha ereditato da Cameron. Dunque abbastanza per superare qualsiasi opposizione alla Brexit. E anche per mettere a tacere oppositori interni: non a caso, alla notizia di elezioni anticipate, la sterlina risale al livello più alto dal dicembre scorso. I mercati credono che, rafforzata dal voto, la premier potrà respingere le pressioni dell’ala più anti-europea dei Tories. Ma le elezioni comportano rischi. I sondaggi possono sbagliare. Tra gli elettori, inoltre, la prima reazione è di stanchezza da voto: «Un’altra elezione? No, per favore, basta», riassume Brenda, casalinga interpellata dalla Bbc, e non ha tutti i torti tenuto conto che i cittadini britannici hanno votato nel 2014 alle europee, nel 2015 alle politiche, nel giugno 2016 nel referendum sulla Brexit e nel giugno 2017 torneranno dunque alle urne. Infine il voto è l’occasione, per chi avesse avuto ripensamenti sul referendum, di votare diversamente. «Sarà un’opportunità per i cittadini britannici per esprimersi su come vedono i futuri rapporti tra il loro paese e la Ue», ha detto il capo-negoziatore sulla Brexit per il Parlamento europeo Guy Verhofstadt. Come che sia, la regina è stata avvertita lunedì e il Parlamento darà il suo assenso stamani.

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