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Si tratta sulle banche, assist di Parigi a Roma

È segnato da attenzione e prudenza l’atteggiamento dei governi della zona euro nei confronti della delicatissima situazione bancaria italiana. Riuniti ieri qui a Bruxelles, i ministri delle Finanze non sono voluti entrare nel merito delle trattative tra Roma e Bruxelles sul futuro degli istituti di credito. Alcuni hanno osservato che esistono regole, ma anche margini entro i quali trovare una soluzione; altri hanno dato un sostegno (formale) all’Italia.
«Le regole non sono vecchie, e sono rigide – ha detto Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo –. Prevedono tempi e modi del bail-in (il contributo degli investitori a un salvataggio, ndr). Soluzioni possono essere trovate all’interno delle regole». Alla domanda se fosse preoccupato dalla situazione italiana, ha risposto: «No. Le parti stanno discutendo in modo costruttivo all’interno di questo quadro. Il problema delle sofferenze non è nuovo. Va risolto gradualmente. Non è una crisi acuta».
Rispondendo a una domanda, Dijsselbloem ha poi confermato che per ricapitalizzare le banche è possibile usare il Meccanismo europeo di Stabilità (Esm) ma nel quadro di un programma (che però l’Italia non sembra voler sottoscrivere). Lo stesso Dijsselbloem ha voluto aggiungere: «Considero problematica la facilità con la quale i banchieri chiedono l’aiuto pubblico. Contrasterò questa tendenza molto fermamente. I problemi bancari devono essere risolti in primo luogo nelle banche e dalle banche».
Da giorni ormai, la Commissione europea e il governo italiano stanno negoziando possibili ricapitalizzazioni precauzionali di banche oberate da pesanti sofferenze. Il principale nodo riguarda il contributo da chiedere agli investitori, come previsto dalle regole europee. Mentre Roma chiede la sospensione di questo principio, Bruxelles è restia. I contatti continuano “positivamente”, ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha aggiunto: «Stiamo facendo progressi, il dialogo è aperto».
«Il governo sta lavorando per predisporre strumenti precauzionali che saranno usati solo se necessario», ha precisato ancora il ministro. I risparmiatori – ha aggiunto, rispondendo a una domanda – «saranno salvaguardati dal governo». Dalla Commissione è giunta conferma dei continui contatti, ma senza che ci siano segnali di una rapida soluzione. Interpellato dal Corriere della Sera, il premier Matteo Renzi, invece, ha detto che una intesa «compatibile con le regole attuali è a portata di mano».
Sul fronte tedesco, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble si è voluto mostrare molto più diplomatico: «Tutti sappiamo che le regole che abbiamo a disposizione le abbiamo create dopo le crisi bancarie e finanziarie e per evitare una loro ripetizione. Offrono varie possibilità per rispondere adeguatamente a qualsiasi situazione. Riceveremo nella seconda metà dell’anno i risultati degli stress-test e prima di avere quei risultati non dovremmo fare congetture».
Più esplicitamente favorevole all’Italia è stato in compenso il ministro delle Finanze francese Michel Sapin. Riferendosi all’eventuale contributo degli investitori a un salvataggio bancario, Sapin ha notato che questo «è una preoccupazione del governo italiano, che sta prendendo le necessarie misure per creare fiducia nel sistema bancario. Credo sia nostro dovere mostrare solidarietà». In questa fase, il negoziato è bilaterale, tra Roma e Bruxelles; i partner non vogliono essere coinvolti.
Con le loro dichiarazioni, Dijsselbloem e Schäuble hanno voluto prendere tempo. Sanno che la situazione è seria, e che se scappasse di mano l’impatto sarebbe travolgente per l’intera zona euro; sono pronti a trovare una soluzione, ma non vogliono mettere a repentaglio le regole europee con scelte troppo ad hoc; e soprattutto non vogliono subire le pressioni del governo italiano. C’è infatti il sospetto che Roma voglia usare la recente volatilità dei mercati per ottenere rapide concessioni.
La discussione di ieri è stata utile, oltre che per saggiare la posizione di ciascuno sul dossier bancario italiano, anche per capire l’impatto economico e finanziario della decisione inglese di lasciare l’Unione. «La ripresa resta in carreggiata», ha detto in una conferenza stampa alla fine dell’Eurogruppo il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. La Commissione europea si aspetta un rallentamento della crescita nella zona euro pari allo 0,2-0,5% del prodotto interno lordo entro il 2017.

Beda Romano

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