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Si tratta sulla Srl «semplificata»

di Carmine Fotina

Entra nel vivo il lavoro di scrematura degli emendamenti al decreto liberalizzazioni. Finora la commissione Industria del Senato ha lavorato scartando 72 proposte sui primi 10 articoli, un numero già significativo se si considera che il decreto si compone complessivamente di 98 articoli. Il taglio degli emendamenti inammissibili (alla fine dovrebbero essere almeno 300 su 2.299, senza contare i doppioni) andrà avanti oggi, di pari passo con l'esame della commissione Bilancio sulle coperture. I lavori dovrebbero proseguire in notturna per tentare lo sprint e iniziare a votare domani mentre trova conferme l'ipotesi del ricorso alla fiducia in Aula.
L'esame della commissione Industria ha subito messo in luce due punti critici: l'articolo 2 sul Tribunale delle imprese e l'articolo 3 sulla società a responsabilità limitata «semplificata» per i giovani con meno di 35 anni. Su quest'ultimo punto, afferma il presidente della commissione Industria Cesare Cursi (Pdl), «da parte del governo c'è stata la disponibilità ad accogliere le modifiche». Le proposte in tema, con provenienza sostanzialmente bipartisan, si concentrano quasi interamente sul ripristino del passaggio obbligatorio dal notaio (anche se a costo nullo o simbolico di un euro) per chi costituisce la società semplificata. La partita è aperta e non si può escludere una soluzione, da concordare con il governo, per fare salve le competenze dei notai senza inficiare la filosofia originaria della norma, congegnata per abbassare i costi del "fare impresa". Sull'articolo 2 (Tribunale delle imprese) «c'è stata una lunga discussione in cui un po' tutti hanno spiegato le loro ragioni» prosegue Cursi. Il nodo in questo caso è rappresentato dal parere negativo giunto una decina di giorni fa dalla commissione Giustizia. I rilievi, in particolare, riguardavano l'istituzione in sole 12 sedi dei nuovi tribunali destinati ad affrontare tutte le principali cause relative alle aziende. Si rischierebbe, era stato il commento del presidente della commissione Filippo Berselli (Pdl), di «ratificare l'esistenza di tribunali di serie A e di serie B» e attribuendo competenze assai rilevanti ai nuovi organismi.
I relatori al provvedimento, Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl), hanno avviato ieri il confronto su un possibile mini pacchetto di proposte concordate, che dovrebbero partire da banche, assicurazioni, rete gas e Authority delle reti. Bubbico smorza il dato dei 2.299 emendamenti. Considerando i doppioni e la tagliola dell'inammissibilità, spiega il relatore, il dibattito «si concentrerà su un numero ben ridotto di proposte di modifica, 300 o 400». Ma gli emendamenti «rilevanti non saranno più di 30-40». Tra le proposte di modifica dichiarate inammissibili rientrano quelle al l'articolo 1 (presentate da Pdl e Udc, Svp-Autonomie) in base alle quali nell'attuazione del decreto si dovrebbe «tenere conto prioritariamente del numero dei componenti il nucleo familiare, assumendolo come parametro di maggior favore». Stop anche agli emendamenti su proroga del credito di imposta per la ricerca, finanziamento del contratto di inserimento delle donne, soppressione delle società di lavoro interinale, nuove modalità per la valutazione dei titoli aventi valore legale nei concorsi pubblici per titoli ed esami. Inammissibili poi le modifiche che miravano a una stretta sulle incompatibilità nelle autorità indipendenti, sulla compensazione crediti-debiti Pa. Il terzo Polo intanto è pronto a un drastico taglio. «Stabiliremo le nostre proposte prioritarie dopo avere ritirato buona parte degli emendamenti» preannuncia Francesco Rutelli (Api). Margini stretti sulle norme relative alla filiera agricola criticate duramente dalla grande distribuzione. «Mi aspetto che nell'ambito dei lavori – precisa il ministro dell'Agricoltura Mario Catania – ci sia una sostanziale salvaguardia della norma, questa è la mia speranza; naturalmente resto aperto al confronto per eventuali miglioramenti ma nel senso da me auspicato, non certo smantellamenti della norma».

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