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Si stringe sulla rete unica Cdp non esclude la prelazione sulla quota Enel in Open Fiber

MILANO — La partita per una sola infrastruttura che nasca dall’unione delle rete in fibra e rame di Telecom Italia e quella di Open Fiber si fa sempre più calda e dovrebbe subire un accelerata nel corso dell’estate. Lunedì dopo il post di Beppe Grillo che auspicava la creazione di una rete unica sotto la regia della Cdp (socia sia di Tim con il 10%, sia di Open Fiber al 50%), l’ad di Open Fiber Elisabetta Ripa avrebbe avuto un lungo confronto con il consiglio dove siedono esponenti di Cdp e dell’altro socio Enel. Ripa ha ribadito che l’origine dei ritardi sulla copertura in fibra delle aree bianche, quelle a fallimento di mercato oggetto dei bandi Infratel, risale alla precedente gestione di Open Fiber. La discussione sarebbe stata animata e i soci hanno sollecitato Ripa, alla guida da quasi due anni, a porre rimedio ai ritardi per cui la società ha subito ben 14 ricorsi dai comuni che ancora non hanno una rete in fibra. L’ad avrebbe quindi illustrato il piano per riparare agli errori passati.
Oggi invece il cda Tim esaminerà un’informativa, con le linee guida per la vendita di una quota di minoranza della sua rete secondaria al fondo Usa Kkr. La trattativa procede spedita, si sarebbe identificato il perimetro, il numero dei dipendenti e la governance futura. L’ad Luigi Gubitosi avrebbe ristretto la rosa del futuro amministratore delegato della secondaria a un paio di nomi, e resta fiducioso che a fine luglio il fondo Usa presenterà la sua offerta vincolante, circostanza che viene confermata anche da fonti vicine a Kkr. La nuova società della rete dovrebbe avere un margine operativo lordo di 8-900 milioni e prevederà anche la possibilità di allargamento del perimetro e di future evoluzioni, tra cui quella di integrarsi con Open Fiber; un’operazione che ha un senso industriale e che la politica sponsorizza da tempo. Per celebrare un matrimonio tra la rete di Tim e quella di Open Fiber, Enel dovrebbe fare un passo indietro acconsentendo a vendere il suo 50%. Un’ipotesi che prende piede dato che il 10 giugno il cda ha esaminato un’offerta non vincolante del fondo Macquarie per una quota dal 35 al 50%; offerta che sarebbe dovuta scadere a fine giugno, e che Enel avrebbe chiesto di prorogare. Se Enel ricevesse un’offerta vincolante o fosse determinata a vendere a condizioni di mercato, la Cdp sarebbe interessata ad esercitare la sua prelazione, e quindi agevolare la nascita di una società delle rete in fibra con un ruolo di peso come quello esercitato su Snam e Terna.
Ieri Tim ha poi firmato la vendita di una minoranza delle torri di Inwit ai private equity Ardian e Canson. Il processo di valorizzazione delle reti tra vendita, collocamento e dividendo, permetterà a Tim di ridurre di circa 2,2 miliardi i suoi debiti.

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