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Si scalda la linea antievasione

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Ormai è l'hot line anti-evasione. I telefoni della Guardia di finanza di tutta Italia squillano in media 100 volte al giorno. Dall'altra parte della cornetta i delatori: contribuenti delusi, arrabbiati o semplicemente "attenti al vicino".

La fattura non rilasciata per un lavoro o una consulenza; lo scontrino non battutto per il caffè o la bibita al bar. Le "sentinelle del nero" si moltiplicano su tutto il territorio nazionale. Spinte forse dagli ultimi provvedimenti del Governo per rilanciare la guerra a chi non paga le tasse e anche dagli spot antievasione dell'agenzia delle Entrate trasmessi in Tv e pubblicati sui giornali.

Il «117» della Guardia di finanza è nato quasi 15 anni fa proprio per cercare di raccogliere le testimonianze dal basso sugli evasori della porta accanto. A fine anno (proiettando in avanti le cifre da gennaio a settembre) si registrerà un balzo di quasi il 20%, se si considerano le chiamate arrivate in tutti i settori di intervento delle Fiamme gialle.

Visto il suo ruolo di numero di pubblica utilità e non certo di pronto intervento (salvo casi di fragranza di reato), il «117» alla fine raccoglie segnalazioni ad ampio raggio che spesso a un primo impatto sembrerebbero non direttamente collegati alle questioni fiscali: pirateria audiovisiva, tutela ambientale, leggi di pubblica sicurezza, usura, estorsione e altro ancora.

Eppure anche una segnalazione relativa, a esempio, alla vendita o distribuzione di materiale audiovisivo o software pirata può spesso innescare contestazioni fiscali o contributive. Può accadere, infatti, che dietro un'attività simile si nasconde un nero assoluto o relativo, vale a dire contribuenti che non compaiono in tutto in parte nei radar delle dichiarazioni fiscali.

C'è un dato particolarmente interessante che emerge dalla lettura su base regionale delle chiamate ricevute dalle Fiamme Gialle. Se si isolano i settori di intervento più strettamente tributari (quelli che raccolgono "testimonianze", tra gli altri, su Iva, imposte dirette e accise), in Campania e Calabria le chiamate cresceranno entro fine anno di oltre un terzo (rispettivamente +35% e +34%) rispetto al 2010.

Si tratta di territori additati come quelli in cui il rischio di sommerso è più elavato. Questo non significa che dietro ogni chiamata si nasconda un caso effettivo di evasione fiscale. La ragione è semplice ed è alla base stessa del servizio «117». Non si tratta di un pronto intervento, tanto per fare un accostamento come il 115 dei vigili del fuoco (eccetto i casi i spaccio di droga o di mancato rilascio di documenti fiscali, nei quali, in linea di massima, è opportuna un'azione immediata). Di fatto, la chiamata è un input: consente di aprire una cartella, o meglio un file. Molto spesso, infatti, si tratta di segnalazioni in forma anonima. Per l'esattezza chi chiama non rivela le generalità nel 42% dei casi secondo le statistiche dei primi nove mesi dell'anno. Quindi le informazioni acquisite entrano a far parte del patrimonio di dati a disposizione dei reparti del corpo e vengono incrociate con le conoscenze "pregresse" contenute nelle oltre 30 banche dati della Guardia di finanza per la selezione dei soggetti da sottoporre a controllo nei vari settori operativi. Così se il soggetto segnalato era già stato identificato o magari era stato fermato a bordo di un'auto di grossa cilindrata (in teoria "sproporzionata" rispetto ai redditi dichiarati) si accende un vero e proprio faro.

Quella telefonata diventa la spia che fa scattare ulteriori indagini e approfondimenti da parte della Gdf e allo stesso un contributo all'erosione di quei 120 miliardi di tasse evase in Italia.
 

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